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Torino, 26 giu – Ammontano a 26 le richieste di rinvio a giudizio a chiusura dell’inchiesta sulla vecchia gestione del Salone del libro di Torino. Tra i destinatari del provvedimento ci sono l‘ex sindaco di Torino, Piero Fassino, gli ex presidenti della Fondazione, Rolando Picchioni e Giovanna Milella e l’ex assessore alla Cultura della Regione Piemonte, Antonella Parigi. Le accuse ipotizzate sono, a vario titolo, peculato, falso in bilancio, turbativa d’asta.

Lo scorso gennaio 29 persone avevano ricevuto l’avviso di chiusura indagini. La posizione di Michele Coppola, – l’ex assessore regionale del Piemonte nella giunta di centrodestra del governatore Cota e oggi direttore del settore Arte e cultura di Intesa Sanpaolo – è stata stralciata. Nell’inchiesta il suo nome non è presente tra le 26 richieste di rinvio a giudizio. Uno stralcio, normalmente, è il preludio di una proposta di archiviazione. La stessa sorte tocca anche ad altri due nomi non presenti nell’elenco dei rinviati. Quella del Salone del Libro è stata un’inchiesta trasversale, contestuale a più mondi e strati della kermesse: dai conti, alle location di svolgimento, dall’organizzazione, ai privati, ai finanziamenti dagli enti pubblici fino al mondo politico. L’indagine iniziò ufficialmente la mattina del 22 maggio 2015.

Lo scorso marzo, Fassino aveva dichiarato: «Ho ribadito che obiettivo dei miei atti è stato sempre e unicamente garantire il pieno e regolare svolgimento del Salone, evitando ogni evento che lo potesse mettere a rischio, fatto che avrebbe determinato un grave danno per la città. Stante le difficili condizioni finanziare della Fondazione del Libro, quell’obbiettivo era tutt’altro che scontato e non sarebbe stato conseguito senza le azioni straordinarie messe in essere dalla Fondazione e dai suoi soci».

Cristina Gauri

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