Roma, 24 gen – Dopo i furbetti del cartellino arrivano quelli del reddito di cittadinanza. Come era prevedibile, spuntano numerosi metodi per accaparrarsi il sussidio di Stato senza averne diritto.

La misura-bandiera del M5S è stata presentata dal vicepremier Luigi Di Maio fin da subito come a prova di furbetti. Ma a quanto pare così non è.

Quello che è subito saltato agli occhi è la mole sospetta di richieste di cambio di residenza, così come la quantità di finte separazioni.

L’obiettivo è quello di cambiare lo stato di famiglia per non trovarsi nello stesso Isee e poter ridurre il monte del reddito.
Sì, perché la legge sul reddito di cittadinanza prevede l’assegnazione per chi ha un Isee entro i 9.360 euro.

E’ il caso di Savona, come riporta il Corriere della Sera, dove l’anno scorso sono arrivate 1.839 richieste di cambio di residenza. Tutte all’interno dello stesso Comune di Savona. Ebbene, quando i vigili urbani sono andati a bussare per vedere se al nuovo indirizzo vivesse davvero qualcuno, una volta su quattro non hanno trovato nessuno.

Stesso discorso vale per le finte separazioni (concordate, quindi) che puntano a dimezzare l’Isee per accedere al sussidio.

Per scoraggiare i furbetti servirebbero sanzioni dure, oltre che i controlli a tappeto. Di Maio aveva ventilato l’ipotesi anche della galera per chi dichiarerà il falso.

Peraltro le truffe sulla dichiarazione Isee esistono da tempo. Secondo una recente indagine della Guardia di Finanza questa autocertificazione presenta irregolarità in sei casi su dieci.

Queste truffe permettono di accedere alle agevolazioni per la mensa scolastica o il buono libri. Il modo più semplice per assicurarsi questi sussidi è non avere alcun immobile intestato a proprio nome e non contrarre matrimonio. Ad esempio si può intestare la casa ad uno dei genitori che poi la concederà in comodato gratuito. Ancora, la fidanzata (o il convivente) non deve lavorare. Se lavora e proprio non può farne a meno meglio a quel punto avere due residenze separate in modo da non far aumentare il quoziente familiare.

In caso di matrimonio, poi, il coniuge che produce reddito manterrà la casa di proprietà mentre l’altro sposterà la residenza da qualche altra parte, magari da un parente che a sua volta non ha reddito (meglio se in una casa concessa in comodato gratuito). Tutto questo formalmente, perché nulla vieta a marito e moglie di continuare a vivere sotto lo stesso tetto, all’insaputa dello Stato che passerà il sussidio.

Adesso, pur di ottenere il reddito di cittadinanza, è matematico purtroppo che i furbetti escogiteranno nuovi modi per truffare lo Stato.

Adolfo Spezzaferro

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