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Cannabis: che c’entra l’uso terapeutico con la legalizzazione?

by La Redazione
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brianRoma, 9 gen – La notizia è che in alcuni Stati, e in parte anche in Italia, l’uso medico della cannabis è consentito, attraverso una forma di autorizzazione “caso per caso” e di beneficio non sostituibile per la salute. Si parla anche di legalizzazione “in toto” della diffusione della cannabis, dalla produzione alla vendita, seppur inizialmente in negozi dedicati.

Dispiace constatare l’intreccio di due questioni completamente separate, uso medico di una classe farmacologica di sostanze (cannabinoidi) e uso ricreativo di una serie di prodotti (cannabis). Tra i cannabinoidi ci sono diverse sostanze, ma il loro uso medico si basa su due fatti che rendono questo “filone” poco interessante per i fan della cannabis. In primo luogo non tutti i cannabinoidi producono euforia e gratificazione (come il THC), e alcuni cannabinoidi studiati per l’uso medico non sono psico-attivi, o lo sono in un senso opposto a quello del THC. In secondo luogo, i prodotti medici a base di THC consistono in formulazioni a rilascio lento, caratteristica che cambia radicalmente l’impatto tossico sul cervello del THC stesso. Insomma, si auspica che questi medicinali diventino disponibili e colmino delle lacune terapeutiche, ma ciò potrebbe avvenire senza alcuna concessione legale alla cannabis.

Del resto, chi sfila con spinelli giganti di cartapesta nelle Street Parade per la cannabis libera non sta certo rappresentando il dolore di pochi malati, ma l’entusiasmo di tanti consumatori. Anzi, se la guida per cambiare le leggi sulle cannabis deve essere quella dettata dal popolo della cannabis, alla fine i malati si troveranno a disposizione non farmaci ben calibrati e poco tossici, ma preparati di cannabis con proprietà terapeutiche ma anche effetti tossici. Una legge “sulla cannabis” non è forse una priorità politica, come ha commentato Maroni alla proposta di un dibattito interno alla Lega su questo tema: aggiungerei che una legge sulla cannabis non è neanche una priorità in tema di uso medico dei cannabinoidi. La priorità è se mai sviluppare la ricerca in questo campo.

Perché tutti questi scrupoli su una sostanza che comunque è leggera e innocua ? Perché non è leggera e innocua. Come indicato dai dati sui sequestri di cannabinoidi nell’Unione Europea, negli ultimi anni la cannabis sta diventando sempre meno “marijuana” e sempre più “haschisch”, ovvero con tenore di THC crescente. Questo cambia l’impatto sociale di un ipotetico consumo diffuso e libero, poiché se la marijuana è inebriante, la cannabis con molto THC diventa agitante e allucinogena. Se alcune varianti di cannabis possono essere “tranquillanti”, altre incrementano i livelli di violenza nei soggetti ricoverati per episodi di delirio.

Il modello da seguire è: liberalizzazione dell’uso medico (dove non si pone il problema della proibizione) e controllo sulla diffusione non medica.

Esistono già situazioni simili su altre classi di sostanze. Ad esempio, gli oppiacei sono impiegati per usi medici, tra cui lo stesso trattamento della tossicomania, ma questo non significa che ci sia bisogno di liberalizzare la circolazione dell’eroina per uso ricreativo. Da una parte i prodotti a scopo terapeutico (metadone orale, buprenorfina orale, morfina orale), dall’altra quelli di abuso (iniettivi, da inalazione), che sono regolamentati per uso medico e non liberalizzabili per uso ricreativo. Questa la via logica: quella dell’uso medico e della protezione dalla diffusione di droghe tossiche.

Matteo Pacini

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