Roma, 26 ago – Il volto perennemente coperto: giusto gli occhi (neri, profondi) appaiono rivelandosi al mondo. Perché ci sono uomini e ci sono eroi: e Sergio De Caprio, un eroe, lo è per davvero. Noto con il soprannome di “Capitano Ultimo”, nel 1993 arrestò “il boss dei boss”: Totò Riina. Si torna a parlare di lui, oggi, a pochi giorni di distanza da una data che assume connotazioni assurde. Cioè, il 3 settembre: quando gli verrà tolta la scorta. La notizia diventa subito virale grazie ad un post su Facebook della conduttrice Rita Dalla Chiesa. “In questo foglio si legge che, dal 3 settembre, verrà tolta la scorta al Capitano Ultimo. A colui che arrestò Totò Riina. Il 3 settembre venne anche ucciso mio padre. Ministro Matteo Salvini, Lei sa di questa aberrante decisione? La scorta a Saviano sì e a Capitano Ultimo no?”, queste le parole della Dalla Chiesa.

Parla del padre, inevitabilmente menziona Saviano e interpella Salvini. La questione “scorta” già da tempo è oggetto di grandi dibattiti: mai come oggi, se ne torna a parlare. Salvini replica dicendo che il Ministro dell’Interno non può intervenire direttamente sull’assegnazione del personale di scorta. “Per quanto riguarda la vicenda -aggiunge- non mi ha lasciato indifferente. Chiederò informazioni per capirne di più”. Inoltre Salvini parla di servizio (la scorta) spesso motivato e altre volte no: riferimento alquanto chiaro.

Unanime l’appello da varie forze politiche: “Salvini eviti la revoca della scorta”, la richiesta perentoria. Persino FI, con il deputato e portavoce dei gruppi di Forza Italia alla Camera e al Senato Giorgio Mulè, invoca l’intervento di Salvini: “Siccome la mafia non uccide solo d’estate e se ti condanna a morte la sentenza non viene mai annullata, usa la santa cortesia di provvedere subito alla sicurezza di Ultimo. Revocare la protezione a chi arrestò Riina è da vigliacchi”. Cantava David Bowie: “Possiamo essere eroi, solo per un giorno”. Ma Capitano Ultimo, lo è da 25 anni: che tutto questo, continui ad essergli adeguatamente riconosciuto.

Chiara Soldani

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