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Agrigento, 24 lug – Qualcuno ha un parere di verso sulla legittimità delle azioni di Carola Rackete, che l’hanno portata ad infrangere le nostre leggi nel nome dei “diritti dei migranti”. La procura di Agrigento si è pronunciata ieri sulla scarcerazione – che fu decisa dal gip Alessandra Vella – della comandante della nave Ong Sea Watch 3, definendola una “conclusione contraddittoria, errata e non adeguatamente motivata“. Questo è quanto denunciano il Procuratore Luigi Patronaggio e i pm della Procura, all’interno del ricorso presentato in Cassazione contro la mancata convalida dell’arresto della capitana tedesca, che nel mentre ha fatto il suo rientro in Germania. Una scarcerazione che suonò come un “tana liberi tutti” per le Ong che operano nel Mediterraneo a caccia di carichi umani da traghettare sulle nostre coste, spesso sull’onda di sinergie ancora tutte da chiarire con gli stessi scafisti. Carola andava arrestata perché “i titoli di reato consentivano l’arresto, esisteva lo stato di flagranza e venivano rispettati i termini di legge”



Spinta dal dovere?

Lo riporta AdnKronos. Nel documento i magistrati della Procura spiegano che il gip nella sua ordinanza del 2 luglio “avrebbe dovuto verificare se rispetto alla condotta contestata” alla Rackete “il dovere di soccorso invocato potesse avere efficacia scriminante“. Il gip Alessandra La Vella si sarebbe “limitato ad affermare tout court che legittimamente Carola Rackete avesse agito poiché spinta dal dovere di soccorrere i migranti. L’impostazione offerta dl gip – proseguono i pm nel documento – sembra banalizzare gli interessi giuridici coinvolti nella vicenda”. Pertanto, si è trattato di una “valutazione semplicistica offerta dal giudicante” che non appare “condivisibile”. La scarcerazione dell’attivista Ong, quindi, “è errata in ragione della tipologia di controllo che egli è chiamato ad effettuare in sede di valutazione di legittimità dell’arresto in flagranza operato dalla Polizia giudiziaria”.

Motivazioni contradditorie

“Nel caso di resistenza operata da Carola Rackete – prosegue la Procura – si dubita che l’adempimento del dovere di soccorso dei migranti possa giungere a scriminare anche la condotta del 29 giugno scorso”. Nonostante i pm si dichiarino “consapevoli della complessità delle questioni sollevate”, è pur vero che “l’ordinanza di non convalida dell’arresto del gip è risultata essere viziata per violazione di legge, mancanza e contraddittorietà della motivazione, in quanto, dopo avere operato complesse valutazioni in diritto”, non ha motivato adeguatamente “le ragioni per le quali ha ritenuto di applicarla nel caso di specie”.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

4 Commenti

  1. …era ovvio….e quindi? Cosa faranno contro chi ha emesso la sentenza farlocca? Impunità dei ” giudici” farlocchi, ecco la devastante, ultima verità….

  2. Sta di fatto che la racket e se ne tornata nel suo paese a dispetto di quello che pensa la maggioranza degli italiani e se si dovesse riaprire il caso è riportala in giudizio col ca@@o che torna in ITALIA.

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