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Grosseto, 17 apr – Accade nell’aprile 2020, e il tablet ha preso il posto di libri e quaderni, ma la vicenda è quasi da Libro Cuore. Nell’Italia della quarantena, dove gli alunni delle scuole di ogni ordine e grado seguono le lezioni online collegati ai vari dispositivi digitali, le diseguaglianze sociali e quelle legate al territorio di residenza si mostrano in tutta la loro portata. Molte famiglie (specialmente al sud) non hanno la strumentazione adatta per permettere ai propri figli di tenersi aggiornati con il piano di studi. Oppure vivono in luoghi non sufficientemente coperti dalla rete – come nelle zone di montagna, o in aperta campagna.



E’ il caso di Gloria Nucci, mamma di Giulio Giovannini (12 anni), di Scansano (Grosseto). Un borgo di 4mila anime nel bel mezzo della campagna grossetana, dove non sempre il segnale è forte abbastanza per poter navigare sul web. Figuriamoci seguire le lezioni in videochat con la propria insegnante. Così, ogni giorno, mamma Gloria prende suo figlio, lo carica in macchina con un piccolo tavolino e una sedia pieghevole, per arrivare in uno spiazzo di campagna a circa un km di distanza, dove lì il segnale è più forte. E proprio lì, dopo aver appoggiato seggiola e tavolinetto sotto un albero, il piccolo Giulio si connette per poter finalmente seguire la lezione del giorno. Sempre sperando che il tempo regga, s’intende.

Giulio riesce a cogliere i lati positivi della sua strana situazione: «Ho seguito bene la lezione – riferisce al Tirreno – dato che, in classe, a scuola, c’è sempre un po’ di confusione, lì, in mezzo alla natura e con i professori che possono spegnere i microfoni di chi fa confusione è stato davvero interessante».

La vicenda è arrivata all’attenzione del vice ministro all’Istruzione Anna Ascani, che ha scritto su Facebook:  «Qualche giorno fa ho letto la storia di Giulio, lo studente che, pur di seguire le lezioni, si sposta ogni mattina a un chilometro da casa per trovare la connessione. Quel banco all’aperto dimostra l’attaccamento del bambino alla scuola e, purtroppo, anche le difficoltà che si riscontrano in alcuni territori del nostro Paese. Mentre Giulio si muoveva, noi non potevamo rimanere fermi – spiega Ascani – Abbiamo subito contattato la scuola e, con la preziosa collaborazione della dirigente e del personale scolastico, ci stiamo impegnando per permettere a questo studente di fare didattica a distanza dalla sua cameretta. La compagnia che sta seguendo l’iter, a cui va il mio ringraziamento, ha verificato la copertura ed è al lavoro con i suoi tecnici, mentre l’Istituto si è reso disponibile all’acquisto delle strumentazioni eventualmente assenti. È un’emergenza inedita, ma non possiamo lasciare indietro nessuno. Dobbiamo garantire a tutti il diritto allo studio». Tutto è bene quel che finisce bene, almeno per stavolta. Ma quante migliaia di ragazzini, soprattutto al Meridione, si trovano nella stessa condizione di Giulio – quando non peggio?

Cristina Gauri

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