Milano, 13 apr — «Che c**zo volete? Voi sapete chi sono! Sono Baby Gang…», e si scaglia contro una pattuglia di agenti: ancora problemi con la giustizia per il rapper nordafricano Baby Gang, nome d’arte di Zaccaria Mouhib. Il 20enne è stato fermato da una volante della questura lunedì pomeriggio, nel corso di un controllo di routine in via Andrea Costa, nelle vicinanze di Piazzale Loreto.

Nuova denuncia per Baby Gang

Il rapper stava viaggiando a bordo di uno scooter T-Max accompagnato da un coetaneo, quando per loro si è alzata la paletta. Dopo un primo tentativo di evitare il controllo, Baby Gang e l’amico sono scesi aggredendo verbalmente e fisicamente gli agenti. Al termine della colluttazione, l’altro passeggero è stato arrestato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, mentre il rapper se l’è data a gambe. Per lui è dunque scattata la denuncia. Baby Gang risulta ora indagato e per resistenza e lesioni e per aver violato il foglio di via da Milano, l’ennesimo di una lista infinita collezionata nel corso degli anni. I due agenti sono stati condotti al pronto soccorso per medicare le contusioni risultate guaribili in sette giorni.

Una lunga lista di reati

Solo il 20 gennaio scorso Baby Gang e altre due persone erano finite in manette perché accusati, a vario titolo, di 4 rapine commesse nei confronti di adolescenti a Milano e provincia. L’«italiano di seconda generazione» più famoso della scena rap italica, oltre a un Instagram da 700mila follower può vantare una serie di denunce per «i reati di diffamazione e violazione della proprietà intellettuale, istigazione a delinquere, porto abusivo di armi, vilipendio della Repubblica, delle istituzioni e delle forze armate, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale», oltre a una serie di fogli di via ricevuti dalle città di Lecco, Milano, Cattolica, Misano Adriatico, Riccione, Rimini e Bellaria Igea Marina.

Il 10 aprile del 2021, a Milano, Baby Gang e Neima Ezza (un altro rapper) avevano chiamato a raduno nella zona di San Siro circa 300 giovani, quasi tutti stranieri, per «registrare un videoclip». Episodio poi sfociato in scene di violenza e guerriglia urbana contro le forze dell’ordine.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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