Il Primato Nazionale mensile in edicola

cicciottelle arcoRoma, 10 ago – Partiamo da un presupposto: il titolo di giornale sulle “cicciottelle” andava assolutamente evitato. Non tanto perché “discriminatorio” o simili, ma perché paternalistico: ma come, io sono un’atleta di prima fascia, rappresento l’Italia, sto gareggiando per conquistare una medaglia d’oro alle Olimpiadi, e tu mi chiami “cicciottella”? Sarebbe stato lo stesso se avessero usato “ragazzine”, senza alcun riferimento all’aspetto fisico. Non si fa, non è rispettoso, è un gergo che sminuisce il ruolo altrui, che irride il lavoro duro che ha compiuto chi è arrivato sin lì, come se si stesse commentando distrattamente la performance di un bambino di 5 anni che fa le capriole.



Detto questo, il fanatismo giacobino di chi ha chiesto e ottenuto la gogna per il direttore incriminato fa certamente più orrore della superficialità supponente che lo stesso ha espresso in quel titolo ormai famoso. Si rifletta su una cosa: come molti hanno fatto notare, quando qualcuno definì i nostri tiratori con l’arco (maschi) dei “Robin Hood con la pancetta”, nessuno ebbe da ridire. Così come appare del tutto normale dare dei ciccione a Giuliano Ferrara o a Mario Adinolfi, mentre l’altezza di Brunetta resta un must per comici in crisi di idee. Stai a vedere che se sei maschio, gli insulti sull’aspetto fisico vanno bene? Certo, ci sono le decine di battute che ha suscitato l’aspetto non precisamente avvenente di Rosy Bindi, ma si tratta di un sarcasmo che incontra sempre una resistenza. C’è sempre qualcuno che si alza in piedi e dice che così non si fa. Le battute sulla ciccia di Adinolfi, invece, cadono in un silenzio compiaciuto e sghignazzante senza che alcuna voce indignata si alzi. Perché, quindi, offendere i maschi si può? Semplice: perché esiste la consapevolezza che l’aspetto fisico riveste, nell’autopercezione delle donne, un ruolo differente da quanto non accada nell’uomo.

Le spiegazioni biologiche ed etologiche di questo fatto sono molteplici, ma le cose stanno proprio così. Questo non vuol dire che il valore di una donna inizi e finisca in un paio di belle gambe, né tanto meno che chi sia sprovvista di un bel corpo sia da disprezzare come persona. Le donne, esattamente come gli uomini, vanno giudicate in base al merito, al talento, alla personalità, al carattere, all’intelligenza, alla statura etica, ovviamente. È solo che il loro rapporto con il corpo e con l’apparenza è differente da quello di noi uomini. Questo lo sanno loro e lo sappiamo noi. È per questo che un insulto sull’aspetto fisico di una donna appare più feroce e più censurabile. C’è solo un piccolo problema: questo dato di fatto suona molto poco femminista, egualitario e democratico. Ma allora gli indignati a corrente alternata si decidano: o si protesta sempre o non lo si fa mai. Se lo si fa solo con le donne se ne certifica la differenza dall’uomo. Di questi tempi è quasi un reato.

Adriano Scianca

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

  1. Finalmente un articolo scritto con la testa e non con il culo sulla vicenda delle “cicciottelle”. Scianca, lei non mi delude mai.

Commenta