Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 3 giu – Alla fine, a quanto pare, il presidente Usa Trump non ha tutti i torti ad avercela con la Cina sul fronte della pandemia di coronavirus. Infatti, secondo un’inchiesta della Associated Press, che rivela documenti riservati dell’Organizzazione mondiale della sanità, ci sarebbero le prove del fatto che il governo cinese ha nascosto per quasi un mese i dati sull’epidemia. Nel frattempo l’agenzia Onu non ha fatto che lodare la collaborazione offerta dalle autorità di Pechino. Ma qualcosa non torna. Vediamo perché.

Gli inutili elogi dell’agenzia Onu al governo cinese

Come ricorderete, per tutto il mese di gennaio, l’Oms ha elogiato pubblicamente la Cina per la sua “risposta rapida al nuovo coronavirus”. Ha più volte ringraziato le autorità di Pechino per aver condiviso la mappa genetica del virus “immediatamente”, e ha affermato che il lavoro e l’impegno del gigante asiatico per la trasparenza sono stati “esemplari”. Tuttavia, dietro questa facciata si celava una situazione radicalmente diversa, spiega l’Ap, la prima e più diffusa agenzia di stampa internazionale. Un quadro di ritardi significativi da parte della Cina e di seri problemi per i funzionari Oms che non avevano ancora abbastanza informazioni per combattere la diffusione del virus. C’è di più, gli elogi dell’Oms a Pechino – è la tesi dell’Ap – sarebbero serviti nel vano tentativo di ottenere più informazioni possibili sul virus.

Il bavaglio delle autorità cinesi sull’informazione

L’agenzia sostiene che, al di là degli annunci, il governo di Pechino avrebbe temporeggiato sul rilascio della mappa genetica del virus per più di una settimana, dopo che tre diversi laboratori governativi avevano completamente decodificato le informazioni. E questo senza entrare nel merito dell’origine del coronavirus, visto che prende sempre più piede l’ipotesi dell’incidente in laboratorio. Sulla base di numerosi documenti interni visionati da Ap, il ritardo da parte di Pechino si deve ai rigidi controlli sull’informazione nonché alla concorrenza all’interno del sistema sanitario pubblico cinese.

L’11 gennaio il genoma del virus è stato pubblicato ma da Pechino ancora niente

Ricostruiamo la cronologia degli eventi. L’Ap riporta che i laboratori del governo cinese hanno reso nota la mappa genetica del virus solo dopo che un altro laboratorio lo aveva pubblicato su un sito web di virologi (virological.org) l’11 gennaio 2020 (mossa che manda su tutte le furie i funzionari sanitari governativi, che chiudono il laboratorio). Nonostante la pubblicazione del sequenziamento del genoma virale, il governo cinese ha aspettato almeno altre due settimane per fornire all’Oms dati dettagliati su pazienti e casi. E’ quanto emerge da registrazioni di riunioni interne tenute dall’Oms fino a gennaio. E’ chiaro che tutto questo accadeva in un momento cruciale, ossia quando l’epidemia – ancora nelle fasi iniziali – poteva essere arginata con maggiore efficacia e tempestività.

I danni causati dalla mancanza di dati dettagliati

Invece, il ritardo nella comunicazione della mappa genetica del virus ha bloccato il riconoscimento della sua diffusione in altri Paesi, per non parlare della possibilità di sviluppare test, vaccini o cure farmacologiche. La mancanza di dati dettagliati sui pazienti colpiti in Cina ha anche reso più difficile stabilire la rapidità con cui il virus si stava diffondendo.

Un ritardo che ha fatto aumentare la diffusione dell’epidemia di 100-200 volte

Stiamo parlando di un mese di ritardo, che avrebbe potuto cambiare radicalmente il quadro della pandemia. I dati, purtroppo, parlano chiaro. Tra il giorno in cui il genoma completo del virus è stato decodificato per la prima volta da un laboratorio governativo – 2 gennaio 2020 – e il giorno in cui l’Oms ha dichiarato un’emergenza globale – 30 gennaio 2020 -, l’epidemia si è diffusa con un fattore da 100 a 200 volte superiore, secondo l’analisi retrospettiva dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie del governo cinese. Il virus, lo ricordiamo, ad oggi ha contagiato oltre 6,3 milioni di persone in tutto il mondo e fatto più di 380mila vittime.

Adolfo Spezzaferro

2 Commenti