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Roma, 3 apr – La diffusione del coronavirus potrebbe avvenire anche attraverso l’aria e non – come si è ritenuto finora – soltanto con il contatto. Almeno secondo alcuni recenti studi scientifici. Alla luce di queste nuove evidenze scientifiche, anche l’Organizzazione mondiale della sanità è pronta a rivedere le sue misure guida. Ad annunciarlo il direttore responsabile dell’Oms, David Heymann. Intanto dagli Stati Uniti arriva la raccomandazione di usare le mascherine in pubblico, altro elemento di novità rispetto alle linee guida Oms.

In rianimazione virus in aerosol potrebbe restare attivo per molte ore

Per quanto riguarda la permanenza del coronavirus nell’aria, mancano studi completi e ci vorranno settimane o mesi per averli ma quello che appare molto probabile è che questo tipo di virus possa resistere molto più tempo di quello che si pensasse. A supporto di questa tesi ci sarebbero i dati di contagio negli ospedali tra operatori sanitari. Il coronavirus in aerosol, quindi non nel respiro normale ma quello messo in circolo dai macchinari, potrebbe rimanere attivo per molte ore. Ecco perché è proprio in rianimazione che gli ambienti possono saturarsi di aria infetta e senza adeguate protezioni medici e infermieri rimanere contagiati.

L’Oms potrebbe rivedere le linee guida sull’uso delle mascherine

Sul fronte delle mascherine, invece, come è noto finora l’Oms ha sconsigliato l’utilizzo indiscriminato da parte di tutti. Anche perché – è sotto gli occhi tutti – purtroppo non sono mai abbastanza ed è meglio che restino a disposizione del personale sanitario in prima linea contro l’emergenza. Adesso però, alla luce delle evidenze scientifiche di una permanenza nell’aria del virus, la mascherina potrebbe essere un’arma in più per contenere i contagi. Anche se – ci viene da pensare – all’aria aperta la concentrazione del virus e le modalità di trasmissione non sono proprio le stesse di quelle di una stanza d’ospedale. In ogni caso, l’Oms potrebbe tornare sui propri passi e consigliare o persino imporre l’uso delle mascherine sui mezzi pubblici e nei luoghi di lavoro dove non si può garantire la distanza di un metro tra i lavoratori. O anche per i familiari che assistono un contagiato in casa.

“Il modo migliore per combattere il contagio resta la distanza di sicurezza”

Anche se – va detto – un uso sbagliato della mascherina non protegge chi la indossa: il naso va coperto, tanto per fare un esempio. Per non parlare degli occhi, attraverso i quali si può essere contagiati dal virus. Infatti il personale sanitario indossa speciali occhiali di protezione. L’Organizzazione mondiale della sanità ricorda che comunque è il mantenimento della distanza di almeno un metro l’arma migliore per evitare il contagio. E almeno su questo gli esperti sono tutti concordi.

Adolfo Spezzaferro

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4 Commenti

  1. a me sembra davvero strano che con un campione ormai elevatissimo dellla popolazione con tutte le sue variazioni (età,salute,sesso.chi vota PD etc) nessun istituto di statistica sia in grado di stabilire in base a quella scienza quanti milioni di Italiani risultino contagiati a vario titolo: dai deceduti,ai sintomatici agli asintomatici.

    la chiave di volta è proprio questa; più elevato è il numero di italiani contagiati,meglio possiamo definire una data attendibile dopo la quale ripartire,indipendentemente dal numero di morti e contagi quotidiani:

    pensare di correre dietro al numero di morti quotidiano (che alla fine a mio personalissimo avviso saranno in totale tra i 50.000 e i 100.000) è operazione assolutamente priva di senso.

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