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Roma, 2 mag – Non tutti gli esperti sull’epidemia di coronavirus la pensano come quelli di cui si fida ciecamente il premier (e per questo tiene ancora negozi chiusi e cittadini tappati in casa). Guido Silvestri, virologo e docente alla Emory University di Atlanta, legge i dati della Protezione civile sotto una luce inedita dalle parti di Palazzo Chigi: “Continua la grande ritirata di Sars-CoV-2 dall’Italia. I ricoveri in terapia intensiva per Covid-19 (ieri calo di altre 116 unità, da 1694 a 1578), ma calano anche i ricoveri ospedalieri (scesi di altre 580 unità, da 18.149 a 17.569) e ieri si è anche abbassato il numero dei decessi per Covid-19 (285 unità). Quindi barra a dritta e avanti tutta verso la fine del tunnel“, afferma sicuro Silvestri. Insomma, i numeri sono gli stessi a cui si affida Conte quando dice “non possiamo riaprire altrimenti ci sarà un’impennata dei contagi”, ma per il nostro virologo che lavora negli Usa vanno letti con un approccio come dire più ottimistico.



Il piano per riaprire: monitoraggio, flessibilità, coordinazione

Silvestri propone anche un piano alternativo per una riapertura del Paese in sicurezza: “Guardando la regolarità con cui i numeri di Covid-19 in Italia continuino a scendere, è forte la tentazione di dire: ‘Lasciamo che il virus sparisca senza cambiare la formula vincente’. Ma mi rendo conto che la sofferenza economica e socio-sanitaria legata al lockdown ormai sta superando quella causata dal virus“. Il virologo quindi spiega la sua “ricetta” in tre punti per una vera fase 2: “monitoraggio (sia delle infezioni che del livello di immunità, con test sierologici e virologici, ed anche con contact tracing), flessibilità (sia nel riaprire che, se necessario, nel richiudere, anche a livello loco-regionale), e coordinazione (a livello nazionale, tra regioni, ma anche internazionale, integrandosi con le strategie usate in Europa, Usa, Cina etc)”. Poi una precisazione: “Almeno nelle prime settimane di apertura, con il virus che ancora circola, sarà cruciale – sottolinea Silvestri – usare molte mascherine, buon distanziamento sociale e tanta igiene personale“. In ogni caso, chiarisce, “presto, cari amici, torneremo tutti alla normalità, ne sono convinto. Ma dobbiamo gestirla bene questa transizione, non alla carlona, perché il rischio di andare a sbattere contro un altro muro non è per niente piccolo”, rassicura il virologo.

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Il virologo spiega perché il caldo fa male al virus

Infine Silvestri chiarisce perché con il caldo il coronavirus si indebolisce. “Quando si dice ‘a questo virus non piace il caldo’ – precisa – non ci riferisce alla temperatura a cui il virus stesso viene disattivato dal calore, ma alle temperature che rendono instabili le goccioline di fomiti (saliva, starnuti, tosse etc) che trasportano il virus nell’ambiente”. “Questo meccanismo è noto ai virologi da decenni, e spiega perché tutte le infezioni virali respiratorie sono altamente stagionali con chiarissima predilezione per l’inverno“, aggiunge Silvestri. Parole che lasciano ben sperare sull’effetto della imminente stagione calda sulla diffusione del Sars-Cov-2.

Ludovica Colli

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6 Commenti

  1. Nei paesi caldi il covid è piuttosto debole; nulla a che vedere con i disastri che combina in aree fredde, inquinate e densamente popolate. Probabile quindi che in estate ci lasci in pace e ce lo ritroveremo in autunno. Quindi ora, con le precauzioni del caso, sti fottuti ghepeù ci lascino uscire e vadano affanculo.

  2. “….Continua la grande ritirata di Sars-CoV-2 dall’Italia. …”
    Cosa vuol dire, che se ne scappa, che va altrove, che ha avuto paura di qualcuno ?
    Che modo strano di esprimersi per un virologo per dire Sars-CoV-2 sta perdendo la sua virulenza, probabilmente per ragioni climatiche.

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