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Washington, 4 mag – Donald Trump torna all’attacco della Cina. Il presidente degli Stati Uniti accusa Pechino di aver commesso un “terribile errore” nella sua risposta all’epidemia di coronavirus e di aver poi orchestrato un insabbiamento che ha permesso al Sars-CoV-2 di diffondersi in tutto il mondo. “La mia opinione è che hanno fatto un errore. Hanno provato a coprirlo, hanno provato a spegnerlo, come se fosse un incendio”, ha dichiarato Trump domenica sera su Fox News. “Sapete, è davvero come cercare di spegnere un incendio. Non sono riusciti a spegnere il fuoco”. Ancora, “hanno impedito alle persone di entrare in Cina, ma non hanno impedito alle persone di lasciare la Cina, facendo così del male al mondo“, ha aggiunto il presidente Usa, accusando le autorità di Pechino di aver “permesso che il virus arrivasse nel nostro Paese, in altri Paesi. Questo non sarebbe mai dovuto succedere. Non si sarebbe dovuto diffondere in tutto il mondo”.

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Pompeo: “Prove enormi che virus nato in laboratorio di Wuhan”

Il capo della Casa Bianca è tornato anche a parlare di prove che dimostrerebbero che il virus sia stato creato in laboratorio a Wuhan, la città cinese da cui tutto è iniziato. “Forniremo un rapporto con prove decisive su ciò che riteniamo sia successo”, ha dichiarato Trump, aggiungendo che le conclusioni saranno “esaustive”. Il segretario di Stato Mike Pompeo è stato ancora più esplicito, affermando sempre domenica in un’intervista alla Abc che il coronavirus sarebbe nato in un laboratorio di ricerca a Wuhan e che esisterebbero “prove enormi” in merito. Dal canto loro, i media di regime cinesi considerano “folli” le tesi di Pompeo.

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Sicurezza nazionale Usa: “Pechino nascosto gravità crisi per accumulare materiale medico”

Ma al di là delle reazioni più che scontate da parte della Cina, un documento interno della Sicurezza nazionale Usa in possesso della Associated Press sostiene che Pechino ha nascosto la gravità della crisi per accumulare materiale medico e prepararsi all’emergenza. Così hanno stoccato tutto quello che era necessario senza però dare l’allarme all’esterno. Il governo avrebbe anche tenuto all’oscuro l’Organizzazione mondiale della sanità impedendo così una reazione tempestiva all’epidemia. A tal proposito, nelle prossime ore o giorni potrebbe essere diffuso un rapporto ufficiale Usa che raccolga tutti gli aspetti critici.

Il rapporto del patto “Five Eyes”

Esiste poi un secondo rapporto, citato dal quotidiano australiano Daily Telegraph che ne è venuto in possesso. Si tratta di 15 pagine redatte dall’intelligence internazionale del patto “Five Eyes”, ossia Australia, Usa, Gran Bretagna, Nuova Zelanda e Canada. Le accuse sono pesanti: le autorità cinesi hanno eliminato/distrutto prove sul Covid-19; hanno imposto la censura e silenziato testimoni scomodi (a tal proposito si fa riferimento a blogger indipendenti che hanno tentato di raccontare cosa stava succedendo a Wuhan ma anche alla ricercatrice Huang Yan Ling, la possibile paziente zero: di lei non si hanno più notizie precise); Pechino inoltre non ha fornito elementi utili per realizzare il vaccino; c’è stata in passato una stretta collaborazione tra centri australiani e quello di Wuhan (stessa cosa con quelli francesi e Usa), da qui la possibilità che qualcosa sia trapelato attraverso canali diretti; sull’origine dell’epidemia, infine, i servizi segreti alleati sono in disaccordo se sia nata nel laboratorio o nell’ormai celebre mercato di Wuhan.

L’intelligence Usa indaga sulla pista del laboratorio

Fonti dell’intelligence Usa citate dai media spiegano che ci sono degli indizi su un possibile errore durante studi medici, però non sono prove decisive. Probabilmente sarà arduo trovare (se esistono) delle prove incriminanti, ammettono gli 007 Usa. Esistono poi delle intercettazioni di funzionari cinesi relative al centro ricerche dalle quali si potrebbero ricavare dettagli che comproverebbero l’esistenza di manovre segrete.

Il dato più importante è che con questa guerra alla Cina e con le sue affermazioni sulla possibile pista del virus creato in laboratorio, Trump si gioca la rielezione.

Ludovica Colli

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