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La Spezia, 4 dic – L’iniziativa è stata chiamata “Un pugno al razzismo”, in pratica si tratta di corsi di boxe gratuiti per immigrati. Fantascienza? No, realtà in provincia di La Spezia, a Santo Stefano di Magra. Qui un centro di accoglienza in collaborazione con l’associazione sportiva Grifo Boxe, patrocinata dalla Federpugilato, Comune e Caritas in qualità di supervisore, hanno organizzato lezioni gratuite di pugilato per gli ospiti del centro. In tutto al progetto parteciperanno 33 sedicenti profughi, richiedenti asilo, ospiti del centro.

La presentazione dell’iniziativa si è svolta qualche giorno fa, e tutto è avvenuto in pompa magna, con la banda comunale che ha suonato gli inni di Costa d’Avorio, Gambia, Guinea Bissau, Mali e Nigeria, i Paesi da cui arrivano i destinatari delle lezioni di boxe.

A fare da testimonial non poteva che essere un pugile pluripremiato a livello internazionale: Leonard Bundu, conosciuto come il fiorentino d’Africa, madre toscana e padre della Sierra Leone. Il tecnico federale Armando Bellotti, che seguirà gli allenamenti, ha spiegato: “Inizieremo con un approccio ludico ma il mio obiettivo è trovare anche un campione tra questi ragazzi. La boxe è sempre stata integrazione. Ben venga quindi la finalità sociale”.

Immediate e ovvie le critiche, a partire dalla Lega Nord, che ha sottolineato come a Santo Stefano Magra anziché organizzare corsi di autodifesa per donne, che sono sempre più vittima di aggressioni anche da parte di immigrati, si insegna ai richiedenti asilo a tirare meglio i pugni. Obiezioni subito bollate di razzismo, in nome dello sport come veicolo di integrazione.

“Spero che questo corso sia un’occasione di riscatto per questi ragazzi così come la boxe è stata per me” ha dichiarato Bundu, che quando viveva con la madre in Africa non era nuovo a risse tra bande rivali che lo hanno portato più volte in carcere. Un’abitudine che anche al suo arrivo in Italia è stato difficile abbandonare. Che la boxe sia strumento di riscatto per questi africani ne è convinta anche la Caritas, che tramite il suo direttore, don Luca Palei, ha dichiarato: “Il pugilato permetterà di incanalare forze, pulsioni, energie a questi ragazzi che ne hanno viste tante, che hanno attraversato il deserto. Grazie a chi aiuta i migranti di cui ci occupiamo a fare varie attività sportive a costi contenuti o nulli”. Sarà.

Anna Pedri

 

 

4 Commenti

  1. Probabilmente nei campi di lavoro le loro “forze, pulsioni, energie ” sarebbero meglio incanalate … il lavoro rende liberi !

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