Roma, 26 gen – La scuola definitivamente in mano ai privati? Nessun processo storico, chiaramente, è così netto e immediato, ma staccare un mattone dopo l’altro genera le grosse distruzioni, come ci insegna la disgregrazione di tutto il settore pubblico nazionale, dalla grande industria, alla Sanità, ai beni culturali e, ovviamente, pure l’istruzione. Che si parli di pura economia e produzione, di salute, come di formazione e pedagogia, la tendenza è sempre la stessa: svendere e smantellare tutto. L’ultima proposta del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara è, in tal senso, inquietante.

La scuola ai privati: la “splendida idea” del ministro

Parlare di “scuola ai privati” è ovviamente una semplificazione, ma non va molto lontana dalla realtà. Soprattutto perché tutti gli esempi citati nell’introduzione di questo articolo ci insegnano una cosa: si comincia con qualcosa per poi estendere al “tutto”. E continuare imperterriti nello smantellamento. Così lo Stato che non ha soldi e che cerca sempre nuove vie per spenderne meno (indipendentemente da chi vada al governo) ora è rappresentato da un esecutivo che non può sfuggire all’atroce regola e allora “ci prova”. Valditara così parla della questione: “La scuola pubblica ha bisogno di nuove forme di finanziamento, anche per coprire gli stipendi dei professori che potrebbero subire una differenziazione regionale. E per trovarle, si potrebbe aprire ai finanziamenti privati“. Bisogna in altre parole “trovare nuove strade, anche sperimentali, di sinergia tra il sistema produttivo, la società civile e la scuola, per finanziare l’istruzione, oltre allo sforzo del governo”. Aggiungendo – bontà sua – che “non credo che il contratto nazionale verrà toccato”. Per carità, non crede. Di certezze manco a parlarne: e poi la questione può essere messa in secondo piano, via. Che problemi ci sono?

L’istruzione “cade a pezzi”: servono soldi e investimenti pubblici, non “regali” privati

Inquietante come gli stessi presidi concordino con la proposta di Valditara. Per Mario Rusconi, presidente di Anp di Roma, “è una misura abbastanza sensata”. I privati nel pubblico? “Già questo avviene – aggiunge – soprattutto alle superiori e alle tecniche professionali. Bisogna vedere le condizioni in cui il privato entra, ma le scuole hanno bisogno di fondi, le risorse a disposizione degli enti locali non sono molte. E le scuole dovrebbero avere lo statuto di Fondazioni per avere celerità nello svolgimento dei lavori e risparmio nei costi”. Che le scuole abbiano bisogno di fondi non è in discussione. Tanti fondi: per le strutture, per gli stipendi, per la qualità dell’insegnamento, per la formazione delle prossime generazioni. Ma una politica già debole che si sottomette agli “aiuti” privati rischia di esserne ancora più cannibalizzata di quanto non sia adesso, e in un ambito fondamentale come quello pedagogico. Ovvero, la strada per il futuro di qualsiasi società e comunità civile. Il modello neoliberale anche nella formazione delle giovani menti è la miglior via per continuare in quello strambo percorso che i conservatori liberali vorrebbero proseguire, ovvero “conservare” in un campo da gioco in cui vinceranno sempre le fazioni ad esso più congeniali: quelle progressiste.

Stelio Fergola

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