Roma, 20 apr – Nella presente inchiesta, saranno elencate le fonti utilizzate dai mainstream media occidentali nella narrazione della guerra siriana dal suo scoppio nel 2011, sull’onda delle Primavere Arabe finanziate da chi voleva destabilizzare Medio Oriente e Nord Africa a fini puramente economici, ad oggi quando le medesime fonti sono state utilizzate per accreditare il bombardamento alleato di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna.

Due premesse.

I cosiddetti “ribelli moderati”, ovvero la faccia pulita dei miliziani dell’ISIS e di Al-Qaeda (in Siria, Al Nusra e Jayesh Allslam), hanno utilizzato come citizen journalist i loro uomini che sono diventati i responsabili della propaganda contro il Presidente Bashar al-Assad indirizzata verso i media compiacenti occidentali.

La bandiera con le tre stelle rosse è diventata il simbolo dei “ribelli moderati” in Siria ed è stata sventolata dai manifestanti nei cortei che hanno sfilato nelle principali vie delle città occidentali. Peccato che spesso è stata fotografata vicina a quella nera dell’ISIS.

I più attivi divulgatori anti Assad sono i premi Oscar White Helmets (Syria Civil Defence), organizzazione “non governativa” britannica ideata da James Le Mesurier, ex ufficiale dell’esercito e dei servizi segreti inglesi, ed ex (forse) mercenario della società di contractor ACADEMI (Blackwater).

Non si può realisticamente parlare di organizzazione non governativa perché gli White Helmets hanno ricevuto massicci finanziamenti da vari governi occidentali: gli Stati Uniti tramite USAID (l’istituzione creata per l’esportazione di democrazia ha donato ufficialmente 23 milioni di dollari), Gran Bretagna, Germania, Danimarca e Olanda.

Non c’è mainstream media che non ha decantato le gesta eroiche dei caschi bianchi nella difesa dei civili siriani; peccato che abbiano inscenato ogni singolo fotogramma dei finti soccorsi effettuati solo ed esclusivamente nelle zone occupate dai “ribelli moderati”, gli stessi che hanno usato i cittadini siriani catturati come scudi umani durante i bombardamenti dell’esercito governativo di Assad nelle operazioni di liberazione.

Le immagini parlano da sole.

Video “White Helmets Caught in Fake Rescue, Staged Propaganda”: https://www.youtube.com/watch?v=0QfwJ_PyiaU

Il protagonista del video è una comparsa in ottima salute. Infatti gli White Helmets hanno vinto un premio Oscar: forse era meglio l’assegnazione nella categoria film drammatico rispetto a quella del miglior documentario.

Passiamo all’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR).

Il direttore, fondatore e factotum del SOHR è il sunnita Rami Abdelrahman (il cui vero nome è Osama Ali Suleiman) fuggito dalla Siria, grazie ai trafficanti di esseri umani, dopo l’arresto dei due suoi soci in affari, legati ai Fratelli Musulmani, per attività sovversive contro lo Stato. Il New York Times lo descrive come un tranquillo quarantaseienne commerciante britannico che, dal suo appartamento di Coventry nella contea delle West Midlands, è diventato dal 2012 “un punto di riferimento inamovibile per gli analisti militari di Washington, per le Nazioni Unite e per i principali media occidentali”.

Nessuna informazione sulle fonti di finanziamento dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani. Rami Abdelrahman ha dichiarato che “i soldi della vendita in Siria dei due negozi di abiti hanno coperto appena le minime spese per le iniziali denunce sul conflitto siriano, insieme a piccole sovvenzioni ricevute dall’Unione Europea e da un paese europeo che egli rifiuta di indicare”.

Certa è la sua vicinanza al Governo Britannico. Diversi incontri si sono svolti tra Abdelrahman e William Hague, ex Segretario di Stato per gli Affari Esteri e del Commonwealth, continuati poi con Tobias Ellwood, Ministro degli Esteri.

Il SOHR è stato eletto come fonte ufficiale e affidabile dai media mainstream internazionali e anche dalla stampa italiana. Ricordiamo, a tal proposito, l’outing tardivo del giornalista de La Repubblica, Carlo Ciavoni, che in un articolo aveva messo finalmente in discussione la veridicità delle informazioni fornite da Rami Abdelrahman; ovviamente, dopo un umiliante pentimento pubblico di Ciavoni a mezzo social network, il quotidiano di De Benedetti insabbiò di tutta fretta l’articolo “Siria, le narrazioni fasulle dell’Osservatorio Siriano sui Diritti che copre i crimini dei cosiddetti ribelli” pubblicando al suo posto “Siria, il difficile mestiere di informare”. Mai mettere in dubbio i diktat dei “poteri alleati”.

L’Aleppo Media Center (AMC), principale “agenzia stampa” durante la liberazione di Aleppo est occupata dai “ribelli moderati”, viene ricordata soprattutto per le immagini che ritraggono il piccolo Omran Daqneesh, ferito e coperto di polvere, ripreso da “Dusty Boy” Mahmoud Raslan. In seguito, fu lo stesso padre a dichiarare la strumentalizzazione della sofferenza di suo figlio “al solo scopo di attaccare il legittimo Governo di Damasco”.

L’AMC è stato sviluppato e supportato economicamente dal Syrian Media Incubator, con sede in Turchia, progetto finanziato da Canal France International (CFI), ovvero l’agenzia di cooperazione e “media operator” del Ministero degli Affari Esteri Francese.

Quindi un’agenzia del Governo francese ha sostanzialmente finanziato la propaganda anti Assad dei citizen journalist legati ai “ribelli moderati”, gli stessi che usarono donne e bambini come scudi umani durante i bombardamenti per la liberazione della zona occupata di Aleppo, e che accusavano il Presidente siriano dell’uso di armi chimiche contro il suo popolo. Ovviamente, al solo scopo di chiedere l’intervento armato occidentale proprio nel momento nel quale l’esercito governativo siriano era ad un passo dalla vittoria.

I principali citizen journalist dell’Aleppo Media Center sono Zein al-Rifai e Youcef Seddik, entrambi attivisti e oppositori del governo di Assad. A differenza dei comuni cittadini siriani, i due “giornalisti” ottengono facilmente il visto per raggiungere la Francia dove tengono convegni e frequentano non meglio specificati “corsi di formazione”.

A Syria Deeply, altro strumento di propaganda anti Assad, Zein al-Rifai ha dichiarato: “Manteniamo buoni rapporti con la maggior parte delle fazioni dell’opposizioneTutti noi condividiamo lo stesso obiettivo: liberare la Siria dalla tirannia, ma ognuno di noi ha preso un proprio percorso per raggiungerlo. Abbiamo aree coperte e controllate da Jabhat al-Nusra (Al Qaeda siriana) sia ad Aleppo sia nella provincia di Idlib. Qui non ci hanno affatto disturbato“.

Un altro membro dell’Aleppo Media Center è Hala Kodmani, sorella del leader del Syrian National Council, Basma Kodmani, ovvero il principale oppositore “istituzionale” di Assad. Insomma una garanzia di neutralità della fonte.

Tornando all’autore del servizio che vedeva protagonista il piccolo Omran: Mahmoud Raslan, autoproclamato citizen journalist e attivista per i diritti umani, non ha mai disdegnato la compagnia dei terroristi della Zinki Militia, i responsabili della decapitazione di Abdullah Tayseer Issa, bambino siriano-palestinese di 12 anni. Pensate che molte notizie riportate dai media mainstream occidentali provengono proprio da Raslan, un terrorista camuffato malamente da giornalista.

L’Aleppo Media Center ha distribuito propaganda mediatica contro il governo del Presidente Assad, attraverso immagini, video e opinabili documentazioni a Stati Uniti, Regno Unito, Stati membri della NATO, Qatar e molti altri Paesi, non opponendosi inoltre alle sanguinose azioni contro i civili perpetuate dalle organizzazioni terroristiche che operano in Siria e giustificandole come necessarie per portare la democrazia nel Paese e per liberare la popolazione.

Forse le prove dell’attacco con armi chimiche del 7 aprile scorso sono state fornite a Macron proprio dall’Aleppo Media Center. Non sorprenderebbe dato che il governo francese ne è stato il principale sponsor.

Francesca Totolo

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3 Commenti

  1. ..a tutti i paesi occidentali fa gola la ricchezza della Siria ..USA Francia Germania UK , sopra tutti Israele con i loro amici Arabia saudita…. i terroristi sono usati come manovalanza per fare il gioco sporco….eliminare la popolazione che ingombra il campo, utili per loro, solo come scudi umani

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