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Roma, 26 ott – Il governo giallofucsia ha chiuso l’Italia dalle 18 alle 5 del mattino dopo per fronteggiare l’aumento dei positivi al coronavirus (che poi in grandissima parte sono asintomatici) frutto dei tamponi a tappeto. Ma se dipendesse dal catastrofista Andrea Crisanti staremmo messi molto peggio, in una sorta di materializzazione della società distopica di 1984 di Orwell. Sì, perché il microbiologo dell’Università di Padova vorrebbe azzerare la privacy dei cittadini tracciandone ogni spostamento e controllandone ogni comportamento. Sempre per il bene del Paese, sia chiaro.

“Chiederei l’accesso incondizionato a tutti i dati degli italiani”

“Se in questo momento fossi a capo del Comitato scientifico farei probabilmente tre cose: chiederei l’accesso incondizionato a tutti i dati di mobilità degli italiani, ma anche di comportamenti e di densità di popolazione per capire dove sono le zone più a rischio”, dice Crisanti. Poi “farei una mappa del rischio – prosegue in un’intervista al Gazzettino – e chiaramente chiuderei queste zone o mi affiderei a mezzi di contrasto per queste zone”. Tutto questo “permetterebbe di guadagnare un po’ di tempo – sostiene convinto – perché fondamentalmente il problema è il tempo: mi darebbe il tempo di creare un sistema di sorveglianza attiva e tutto il sistema di traduzione dell’informazione in azione che mi permetterebbe, una volta che i casi si abbassano, di resettare tutto, un contenimento di 3-4 settimane, per poi dare modo agli strumenti di sorveglianza attiva, compresa Immuni, di tenere i casi bassi”.

Il microbiologo difende l’idea di un lockdown natalizio

Insomma, per Crisanti, “non ha senso fare dei lockdown stringenti se poi alla fine non troviamo un sistema per consolidare i risultati. Non possiamo permetterci questi alti e bassi indefinitivamente”. E i risultati secondo lui si ottengono soltanto con un regime di controllo totale. “Io non auspico per carità un lockdown natalizio, ho detto semplicemente che era nell’ordine delle cose se i casi continuavano ad aumentare con questa dinamica. Debbo dire la verità che hanno sorpreso pure me”, giustifica poi il suo catastrofismo. Poi difende ancora la soluzione del lockdown natalizio, “aveva dei vantaggi: le scuole sono ferme, si aggiungeva una settimana, avevamo 4 settimane per fare il reset delle scuole, le attività produttive sono ridotte, si preservavano in qualche modo le attività commerciali, magari stringendo le misure di sicurezza, e sicuramente in questo modo i casi sarebbero diminuiti. Ci avrebbe permesso – spiega – di ripartire”. Inutile dire che viste le maleparate di questi giorni, con i Dpcm che si susseguono a ritmo serrato, il “sogno” di Crisanti potrebbe realizzarsi anche prima di Natale.

“Non abbiamo costruito una rete di sorveglianza degna di questo nome”

La chiave è il controllo, ribadisce. “In Italia in 5 mesi non abbiamo costruito una rete di sorveglianza degna di questo nome. Adesso c’è questa corsa spasmodica a questi test rapidi – avverte – che hanno dei problemi giganteschi”. Il tutto perché, secondo il microbiologo, troppi scienziati sono filogovernativi. “Se ci troviamo in questa situazione il merito è del Comitato tecnico scientifico che si è allineato ad aspettative di tipo politico, ed è sbagliato”, punta il dito.

“I dati di Google, Facebook e Amazon sarebbero utilissimi”

Bisogna invece tracciare tutti gli italiani per impedirgli di fare cose che potrebbero secondo Crisanti aumentare i rischi di contagio. “Google, Apple, Facebook, Amazon sono società private che hanno a disposizione una quantità enorme di dati su spostamenti e tracciabilità delle persone – fa presente – dati che se fossero messi a disposizione di chi pianifica la vita sociale ed economica sarebbero utilissimi, purtroppo non li abbiamo“. Invece poiché questi dati sensibili e protetti dalla legge sulla privacy non sono nelle mani del governo giallofucsia, è il rammarico dell’esperto, chiudere tutto è pure inutile. “Senza sapere come si muove il virus un lockdown ora è utile solo a bloccare la situazione – avverte – ma poi ne sarà necessario un terzo, un quarto, quello che serve sono le informazioni e i tracciamenti, altrimenti continueremo a navigare in un mare in tempesta senza approdare mai da nessuna parte”.

“Escludere asintomatici dal tracciamento? Catastrofe annunciata”

Crisanti infine ha da ridire pure sugli asintomatici. “Escludere gli asintomatici dal tracciamento è una catastrofe annunciata. Sono irresponsabili. La vera lotta contro il virus è una lotta contro chi lo trasmette – è l’accusa in una intervista su Repubblica -. Dopo decine di pubblicazioni sulle riviste scientifiche internazionali, rimango stupito quando ancora qualcuno ha il coraggio di sostenere che gli asintomatici non siano un problema“. Invece bisogna controllare tutti, ripete ancora. “Tutti i programmi che hanno avuto successo nel contrasto del virus erano basati sul tracciamento degli asintomatici. La Cina ha fatto 9 milioni di tamponi, per prendere gli asintomatici. E oggi parliamo di modello Wuhan” mentre – tanto per fare un esempio a caso – “la Regione Veneto ha fatto tutto e il contrario di tutto. Prima disse no, poi mi diede retta, poi si sono spostati su posizioni diverse. Oggi chiede al governo di non testarli. Fatalità, oggi i numeri del Veneto non si discostano più da quelli delle altre regioni”.

Insomma, Crisanti è più realista del re e critica i colleghi filogovernativi perché sono troppo poco catastrofisti. Ecco perché ora lancia l’ennesimo allarme suggerendo misure ancora più liberticide.

Adolfo Spezzaferro

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