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Roma, 15 mag – Il governo giallofucsia ancora una volta si riduce all’ultimo momento. Il decreto (non più Dpcm, come annunciato in conferenza stampa dal premier) per le riaperture, previste per lunedì 18, slitta a sabato se non addirittura a domenica, a ridosso della scadenza delle misure in vigore. Oggi ci sarà un Consiglio dei ministri alle 12, ma a quanto risulta, all’ordine del giorno ci dovrebbero essere soltanto alcune leggi regionali in scadenza. Insomma, ora che finalmente Giuseppe Conte si è ricordato dell’esistenza del Parlamento e proprio adesso che i negozi e le varie attività commerciali fremono per riaprire, il governo prende (ancora) tempo. Dopo aver varato un decreto Rilancio con colpevole ritardo e che non rilancia niente, il premier terrà sule spine gli italiani fino all’ultimo istante. Infatti il decreto su quella che sarà una vera fase 2, una volta approvato dal Cdm dovrà passare per il Parlamento. Ciò significa che le misure potrebbero cambiare ulteriormente.

Oggi è la giornata dei confronti: con le Regioni, con gli esperti e con la task force di Colao

Oggi è la giornata del confronto con le Regioni, al quale prenderanno parte i ministri degli Affari regionali Francesco Boccia e della Salute Roberto Speranza, non è ancora sicuro che partecipi anche il premier. Poi ci sarà il confronto con il Comitato tecnico scientifico e con la task force per la ricostruzione economica guidata da Vittorio Colao. Ma quello che sta aspettando il governo è soprattutto l’aggiornamento sui dati dei contagi, che dovranno essere forniti dalle Regioni e che potrebbero arrivare proprio in occasione dell’incontro fissato per oggi. In tal senso, c’è poco da stare tranquilli. Come di consueto, Conte – più che trovare la quadra tra le richieste dei governatori, le esigenze del mondo delle imprese e del commercio e i rischi oggettivi di contagio – si affiderà esclusivamente al parere degli esperti per impostare le riaperture dopo mesi di serrata generale.

Ecco che cosa dovrebbe cambiare dal 18 maggio

Inutile dire quindi che allo stato attuale, si può solo immaginare che cosa ci sarà nel decreto per le riaperture. Tra le ipotesi, ci sarebbe la fine dell’autocertificazione per gli spostamenti all’interno della stessa regione (gli spostamenti tra diverse regioni restano ancora vietati fino al 1 giugno). Sappiamo che sarà possibile riaprire negozi, bar e ristoranti, parrucchieri e centri estetici, che inizialmente avrebbero dovuto tenere le serrande abbassate fino al 1 giugno. Ma non tutti gli esercizi saranno in grado di rispettare da subito le rigide disposizioni anti contagio – dalla distanza di sicurezza ai dispositivi di protezione individuali alla sanificazione. Per quello che si sa, si dovrà attendere il 25 maggio per poter tornare in palestra. Pare infine che sempre dal 18 sarà possibile incontrare gli amici (e non più soltanto i tanto discussi “congiunti”).

Conte dovrà restituire i poteri ai governatori per gestire le riaperture

Ma intanto bisogna vedere come andrà il confronto con le Regioni. Quello che si sa in merito è che Conte dovrà restituire i poteri ai governatori per gestire in autonomia (con tutti i paletti relativi ai dati sui contagi) le riaperture dopo mesi di serrata generale. Nel frattempo, tanto per cambiare, il premier potrebbe fare una delle sue dirette, dove sfoggerà il suo famigerato mix di paternalismo e allarmismo e illustrerà ai cittadini come saranno le riaperture. Magari quando ancora non è stato ancora approvato niente. Proprio quello che ci vuole, insomma: altra confusione, altri annunci. E intanto il tempo stringe.

Adolfo Spezzaferro

2 Commenti

  1. Lo stato liberale viene ad offrirci la schiavitù economica, col dire ai lavoratori,”siete liberi di lavorare cone volete,nessuno può imporvi di accettare questo o quelle condizioni, ma perché noi siamo potenti vi offriamo le condizioni che crediamo; voi cittadini liberi (benestanti), se non le volete non siete obbligati ad accettare; però voi cittadini poveri se non accettate le condizioni che noi imponiamo, morirete di fame, armati della massima dignità liberale”.
    Da un discorso di Josè Antonio Primo de Rivera