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Conte vara il decreto Rilancio. In colpevole ritardo e che non rilancia niente

by Adolfo Spezzaferro
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decreto rilancio

Roma, 14 mag – Oltre al danno la beffa. “Vi posso assicurare che ogni ora di lavoro pesava perché sapevamo di dover intervenire quanto prima. Abbiamo impiegato un po’ di tempo ma posso assicurarvi che non abbiamo impiegato un minuto di più di quello strettamente necessario per un testo cosi complesso“. Con queste parole Giuseppe Conte in conferenza stampa annuncia l’approvazione in Cdm del decreto Rilancio, già dl Aprile, poi dl Maggio. Un continuo rinviare le misure economiche per famiglie e imprese per un continuo litigare tra Pd, Iv, M5S e LeU. La maggioranza giallofucsia si è scontrata per giorni prima di trovare l’intesa su quanti soldi dare e a chi, mentre la crisi economica scatenata da mesi di serrata generale sta mettendo in ginocchio il Paese. Il decreto è stato approvato con terribile ritardo. Ora approderà in Parlamento, dove il premier si augura che potrà essere migliorato, anche insieme all’opposizione. Poi, un giorno, sarà in vigore. Ma – lo ripetiamo – quei soldi servivano da tempo a famiglie e imprese. E ogni giorno che passa si fa sempre più concreto il rischio che tanti negozi non riapriranno, che tante attività non ripartiranno. Il dl Rilancio, a dispetto del nome (sarebbe più adatto chiamarlo Ritardo), non rilancia nulla: è una serie di misure inevitabili per tamponare i danni creati dal lockdown, dal fatto che il Paese è fermo da mesi per l’emergenza coronavirus.

Non c’è alcuna politica economica per la ripresa

Non ci sono politiche di rilancio, investimenti né una prospettiva a medio-lungo termine. I 55 miliardi messi sul piatto dal governo Conte servono subito, per l’emergenza. E non è detto che – nonostante le promesse del premier – i soldi arriveranno così in fretta nelle tasche degli italiani. Sul fronte degli sgravi fiscali, le misure sono una tantum. Ciò significa che nonostante la recessione inimmaginabile che colpirà il nostro sistema economico, prima o poi le imprese – attualmente con zero fatturato – le tasse dovranno tornare a pagarle, non si sa con quali soldi. Nonostante i consueti toni da “annuncite” che tanto piacciono a Conte (per non parlare delle lacrime del ministro dell’Agricoltura, che come una novella Fornero si è commossa per la sanatoria degli immigrati irregolari), quello che gli italiani volevano sentirsi dire era in che data riceveranno i soldi. Ma questo, tra le tante cose “strombazzate” dai vari ministri intervenuti in conferenza stampa, non è stato detto.

Il rinnovo della cassa integrazione

In concreto, milioni di lavoratori a casa riceveranno la cassa integrazione. “Sulla Cig confidiamo di recuperare il tempo perduto”, dice Conte. A quanto pare l’Inps dovrebbe erogare entro 15 giorni dalla richiesta gli assegni della cassa integrazione con un anticipo del 40%. In totale, si legge nel testo del decreto (consultabile qui), per i lavoratori sono stanziati 25,6 miliardi per gli ammortizzatori sociali, rinnovati (con altre 9 settimane di cassa integrazione) o allargati (con i bonus anche per chi non li ha avuti prima). “Per gli autonomi e i professionisti iscritti alle gestioni separate Inps arriveranno 600 euro subito, perché saranno dati a chi ne ha già beneficiato. Poi ci riserviamo di integrarli con un ristoro fino a 1.000 euro“, annuncia il premier.

I soldi per ricerca, sanità e turismo

Ci sono poi 1,4 miliardi per università e ricerca e l’assunzione di 4mila nuovi ricercatori. Poi il premier aggiunge che anche quello “per la Sanità” è “un intervento cospicuo, pari a 3 miliardi e 250 milioni“. Definisce “corposo” il pacchetto turismo, con un tax credit “fino a 500 euro per tutte le famiglie con Isee inferiore a 40mila euro. La prima rata Imu è abbonata per alberghi e stabilimenti balneari. Ristoranti e bar potranno occupare suolo pubblico non pagando la Tosap (Tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche, ndr) anche grazie alla collaborazione con Anci. E c’è un occhio di attenzione per i nostri artisti”. Sul fronte del turismo, settore praticamente collassato, si tratta di pochi spiccioli, che non possono minimamente incidere data la crisi.

Stop una tantum a Irap ma niente riforma fiscale

Per le imprese fino a 250 milioni di fatturato c’è lo stop della rata Irap d giugno (saldo e acconto). Il punto è proprio questo, come ammette lo stesso Conte. Sono misure emergenziali dal respiro troppo corto, insufficienti per le imprese con l’acqua alla gola. “Non abbiamo definito una riforma del sistema fisco, è un intervento una tantum. Il nostro obiettivo è affrontare in prospettiva una più complessiva riforma del fisco ma non possiamo farlo in questa condizioni. Bisogna affrontare prima l’emergenza”, si giustifica il premier.

Il decreto inoltre stanzia “6 miliardi” per gli indennizzi alle imprese “che fatturano da zero a 5 milioni di euro e che hanno avuto un calo di fatturato del 33%, sostanzialmente la totalità”, aggiunge il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli.

Le misure per le famiglie

Per le famiglie, è “prorogato il bonus baby sitter che potrà essere usato anche per pagare centro estivi e verrà raddoppiato per chi ancora non ne ha beneficiato. Estesi anche i congedi parentali. Attenzione per le persone affette da disabilità: per loro svariati milioni per provvedere alle loro esigenze”, spiega ancora Conte.

Altra misura contenuta nel decreto, il cosiddetto ecobonus per le ristrutturazioni: per ogni 100 euro spesi per la riqualificazione energetica è possibile uno “sconto” fiscale di 110 euro. La norma introduce un superbonus del 110%, anche per le ristrutturazioni antisismiche.

“Trasferimenti tra Regioni congelati. Decreto e non Dpcm per riaperture”

Infine, sul fronte delle restrizioni per gli spostamenti per contenere i contagi da coronavirus, Conte annuncia che per ora “i trasferimenti tra le Regioni sono congelati”. La buona notizia – se così si può dire – è che per le riaperture il governo farà un decreto legge e non un Dpcm: “Proporrò ai ministri di adottare un decreto legge. Sarebbe la soluzione migliore per coinvolgere più intensamente il Parlamento e perché siamo in fase di allentamento”.

Adolfo Spezzaferro

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