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Roma, 29 ott – Dopo essere stata stordita, drogata e violentata, Desirée Mariottini è stata lasciata morire. Nessuno ha fatto nulla per lei, nemmeno le amiche. Sono inquietanti gli sviluppi dell’inchiesta sulla sedicenne ritrovata morta a Roma, nello stabile di via dei Lucani, nel quartiere San Lorenzo.
Dopo che agli immigrati irregolari fermati per l’omicidio è stato confermato l’arresto, le indagini si concentrano su chi non ha chiamato i soccorsi e sulle amiche della giovane, se così si possono definire, che nulla hanno fatto perché Desirée si salvasse. Sono circa sette o otto, qualcuno dice dieci, le persone che sono state viste attorno al corpo agonizzante della ragazza e che come unico aiuto le hanno somministrato acqua e zucchero. Per loro si sta valutando l’iscrizione nel registro degli indagati, per omissione di soccorso o per concorso in omicidio. Gli inquirenti vogliono capire i motivi per cui nessuno abbia avvertito i soccorsi, se per paura o perché minacciati. Addirittura c’è chi ha riferito che mentre Desirée a turno veniva violentata fuori dal container degli orrori ci fosse un altro africano che faceva il palo.
Oltre ai suoi aguzzini c’erano alcune ragazze in quello stabile dove Desirée ha trovato la morte. Antonella, Muriel, Narcisa, Giovanna, Noemi, sono i nomi di quelle che la vittima probabilmente riteneva amiche, che nulla hanno fatto per salvarla. Una di loro, addirittura le avrebbe gridato “tossica di merda”, mentre Desirée era agonizzante. Un’altra dice che ha cercato più volte di dissuaderla dal frequentare lo stabile di via dei Lucani, portandola in un Sert quando nelle settimane precedenti alla morte la vide in astinenza da eroina. E poi c’è un’africana di nome Muriel che secondo le carte è colei che ha rivestito la ragazza mentre era agonizzante, dopo lo stupro. Ma senza avvertire i soccorsi. Lei si discolpa e dice che non era presente al massacro di Desirée ma alcuni testimoni forniscono una versione differente.
In particolare Giovanna, che da quanto riporta il Corriere della sera ha affermato di aver incrociato la congolese Muriel verso l’1.30 della notte dell’omicidio: “Inveiva contro Desirée, poi mi ha salutata come se nulla fosse”. Poi Giovanna entra nel container e vede la ragazzina esanime su un materasso: “Ho verificato il battito, prima sul petto, poi sul collo e il polso. Mi sembrò subito evidente che ormai fosse troppo tardi”.
Anna Pedri
 

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