Torino, 20 set – Blitz della Digos di Torino dall’alba di questa mattina. Nel mirino dell’operazione, coordinata dalla procura, gli attivisti dell’ala anarchico-insurrezionalista che lo scorso 9 febbraio parteciparono alla guerriglia urbana e agli scontri che scaturirono durante il corteo di protesta per lo sgombero dell’ex-Asilo occupato di via Alessandria. Durante l’evacuazione dello stabile vennero eseguiti 6 arresti per associazione sovversiva, istigazione a delinquere e detenzione, fabbricazione e porto in luogo pubblico di ordigni esplosivi, mentre in occasione del corteo vennero arrestati 11 manifestanti, poi rimessi in libertà con obbligo di firma. Ventuno sono gli attentati con finalità eversive attribuiti ai fermati dell’ex Asilo, e a due di essi è stata attribuita la responsabilità diretta del posizionamento di ordigni esplosivi di fronte agli sportelli Bancomat di due uffici postali torinesi, nella primavera del 2016.

Una vasta operazione condotta in tutta Italia ha portato all’esecuzione di arresti e ordini di misura cautelare che prevedono limitazioni della libertà personale nei confronti di attivisti anarchici. I reati contestati sono lesioni aggravate, resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e imbrattamento. Quel 9 febbraio, infatti, centinaia di anarchici si erano ritrovati in piazza Castello mettendo a ferro e a fuoco la città sabauda: scontri con le forze dell’ordine, lancio di bombe carta, muri imbrattati, cassonetti in fiamme, mezzi pubblici danneggiati. Presenti al corteo anche molti rappresentanti dei gruppi anarchici di Ivrea, Rovereto, Pinerolo, Trento, Milano. La Digos allora aveva identificato 50 manifestanti,  che tra le altre cose avevano attaccato la sede della Smat, distruggendo una vetrata. Le indagini hanno coinvolto le questure di Milano, Ravenna, Sassari, Trento e Cuneo. Le misure sono state eseguite tra Piemonte, Lombardia e Sardegna. Sono in corso diverse perquisizioni con il coordinamento della Direzione centrale della Polizia di prevenzione.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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