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Cosenza, 2 gen – Il prefetto di Cosenza, Paola Galeone, è agli arresti domiciliari nella sua casa di Taranto dopo essere stata filmata mentre intascava una mazzetta da 700 euro. Così ha deciso il gip di Cosenza, accogliendo la richiesta avanzata dalla procura che al prefetto ha contestato il reato di “induzione indebita a dare o promettere utilità”. Il provvedimento è arrivato al termine di un’indagine della Squadra mobile di Cosenza, partita dalla denuncia di una imprenditrice che la Galeone ha tentato di rendere complice. Obiettivo era fare la cresta sulle spese di rappresentanza che il ministero dell’Interno autorizza ai suoi rappresentanti territoriali con uno specifico fondo.



La fattura falsa in cambio di soldi

A Cosenza erano rimasti circa un migliaio di euro, che la prefettura avrebbe dovuto restituire al Viminale e che la Galeone ha deciso di incassare personalmente. Per questo ha proposto all’imprenditrice Cinzia Falcone, titolare di una scuola di inglese, referente di un centro di accoglienza per migranti e presidente dell’associazione Animed, di emettere una fattura falsa per spese inesistenti. La Galeone ha indicato anche la cifra, 1.220 euro, poco di più di quanto rimasto nel fondo a disposizione della prefettura, “per non destare sospetti”. Ma la Falcone ha solo finto di accettare la sua proposta e il 23 dicembre si è presentata in Questura per denunciare tutto. Subito sono partite le indagini. Le utenze del prefetto sono finite sotto controllo, mentre gli investigatori della Mobile organizzavano insieme all’imprenditrice lo scambio in modo da poter documentare tutto, con filmati e registrazioni audio.

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L’incontro per lo scambio e l’arresto

Con un messaggio concordato con gli agenti, la Falcone ha fatto sapere al prefetto di aver preparato la fattura, la prova schiacciante. “Hai tutta la mia stima – le ha risposto il prefetto – Vedrai, insieme faremo grandi cose”. Per la consegna del denaro, l’appuntamento è stato fissato in un bar del centro città. Ma nella busta destinata a Galeone sono finite solo fotocopie di banconote e l’imprenditrice si è presentata all’appuntamento concordato con un microfono addosso. L’intera conversazione è stata registrata, mentre le telecamere piazzate dalla Mobile registravano ogni momento dello scambio. Il tutto è durato non più di qualche minuto, poi la Galeone è uscita dal bar. Ma a sbarrarle il passo ha trovato gli investigatori, che nella borsa della donna hanno trovato la busta con le finte banconote. L’ultimo elemento che serviva alla procura per procedere con gli arresti domiciliari.

Le indagini proseguono

Ma le indagini vanno avanti, si sospetta che non si sia trattato di un singolo episodio e che anche altri imprenditori abbiano nel tempo ricevuto (e accettato) la medesima richiesta. Per questo motivo, adesso si stanno passando al setaccio tutte le spese vincolate al fondo di rappresentanza o personalmente autorizzate dalla Galeone. In aspettativa dal giorno del blitz, a breve dovrebbe essere ufficialmente rimossa dall’incarico e sostituita in occasione del primo Consiglio dei ministri.

Adolfo Spezzaferro

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2 Commenti

  1. Sua “Eccellenza” , titolo DOVEROSO coi prefetti , s’ è venduta per 700 € ???????
    una Escort (non della Ford…) fattura forse tre volte tanto ……
    così pochi piccioli ……

    …. scusate la domanda … ma la figura del prefetto ….. non doveva, in base allo costituzione
    più bella del mondo dove NON era prevista , essere ABOLITA come retaggio FASCISTA ?
    (anche se imposta da Napoleone nel 1800 …. ma è tutta altra storia ….)

    Quindi Fianamente , dovremmo bruciare boschi , abbattere obelischi ed edifici , ma TENERE i
    FASCISTISSIMI Prefetti ????

    Ripeto in realtà antecedenti , ma riformati con MAGGIORI POTERI dal ’27 al ’37 , e le norme
    FASCISTE sono in vigore , numero max compreso e TITOLO …… OGGI !!!!

    Prefetti Eja Eja Alalà ! (motto che nulla ha a che vedere col fascismo …. ma piace pensarlo
    agli scemarelli tipo sradine … che nulla sanno di nulla , ma in primis della Reggenza del Carnaro …)

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