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Washington, 17 giu – Il presidente statunitense Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo sulla riforma della polizia statunitense, definendola «una mossa storica per il futuro dell’America». Il tema ha monopolizzato il dibattito Oltreoceano a causa dell’ondata di proteste per la morte di George Floyd, ucciso a Minneapolis il 25 maggio durante un brutale fermo da parte delle forze dell’ordine. A questo episodio si è aggiunto alcuni giorni fa quello relativo all’uccisione, avvenuta ad Atlanta, di un altro uomo di colore da parte di un agente che gli ha sparato due colpi di pistola alla schiena. Secondo quanto riportato dai media statunitensi, dai sondaggi degli ultimi giorni sarebbe emerso che la stragrande maggioranza dei cittadini americani – elettorato repubblicano compreso – sarebbe d’accordo sulla necessità di operare una riforma delle forze di polizia.

La cerimonia della firma è avvenuta nel Giardino delle rose della Casa Bianca. Trump ha affermato che la riforma è basata «sui più alti standard professionali e sulla trasparenza». Nel provvedimento, che si prefigge l’obiettivo di limitare l’uso della forza da parte della polizia, sono indicati i cambiamenti da operare che dovranno poi essere confermati dal dipartimento di Giustizia e dal Congresso statunitense: il decreto prevede la creazione di un database federale con tutti i reclami verso la condotta dei poliziotti, per scongiurare l’eventualità che un agente violento possa semplicemente cambiare città una volta licenziato; previsto anche l’affiancamento di assistenti sociali per gli agenti che si trovino ad affrontare i casi non violenti, come tossicodipendenti o senzatetto. La famigerata stretta al collo sarà bandita a meno che non sia a rischio la vita dell’agente, ha spiegato il presidente, che si è però detto contrario «al taglio dei fondi per la polizia o alla chiusura dei dipartimenti».

I media statunitensi di stampo più progressista, come il New York Times, hanno criticato l’ordine firmato ieri dall’inquilino della Casa Bianca sottolineando come questo abbia un impatto molto limitato sulle procedure utilizzate dalla polizia durante i fermi e non preveda una serie riforme incisive dei dipartimenti locali, senza nemmeno approfondire il tema del razzismo tra gli agenti di polizia.

Cristina Gauri

1 commento

  1. la “stretta al collo” ossia un ginocchio appoggiato sul collo dell’arrestando a terra,è l’unica maniera possibile mediante cui una poliziotta minuta,o un poliziotto magari di origine asiatica,abbiano la possibilità di ammanettare in sicurezza un energumento altro due metri;

    bene ricordare che negli USA,ove NON esiste una polizia di Stato (unica eccezione la FBI che interviene solo in un mumero limitato di casi) avere UN SOLO operatore per macchina di pattuglia,è cosa assolutamente normale.

    ora,se qualcuno mi vuole dimostrare come una SOLA poliziotta di mt 1.60 x 60 kg di peso possa ammanettare un RAMBO di 1,90 x 120-130 kg di peso….

    mi metterò anch’io nel novero degli “anti-choke”.

    NB bene distinguere; la tecnica adoperata dal poliziotto di Minneapolis contro il pluri-pregiuducato afro-americano NULLA C’ENTRA con la tecnica di ammanettamento a terra;

    quindi si vuole buttare via il bambino con l’acqua sporca,ma rigorosamente “anti-choke”

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