Roma, 26 mar – Il presidente del Consiglio Mario Draghi prova a entrare nel gioco della diplomazia, in un ruolo che non ha mai recitato, non fosse altro per l’estremo piano secondario vissuto dall’Italia in questa crisi, nel contesto di una Europa già ampiamente sottomessa ai diktat di Washington.

Draghi, l’intenzione di incontrare Putin

Come riferisce Adnkronos, Draghi affermerebbe di “non volere la guerra”. Non la vorrebbe lui come il resto degli Alleati. Il tutto mentre in Ucraina lo scontro continua, e lo fa senza soste o agognati cessate il fuoco. Nella conferenza stampa in cui si chiude il vertice di Bruxelles, il premier ha manifestato la volontà di voler parlare con Putin. Questa la dichiarazione di Draghi: “La pace la stiamo cercando, io la sto cercando veramente. Gli altri leader europei, come francesi e tedeschi, hanno avuto colloqui con Putin e li avrò anch’io”. Soprattutto la Francia di Emmanuel Macron si è spesa molto nei contatti con il leader del Cremlino. Per carità, poca cosa. Parliamoci chiaro: è la solita grandeur transalpina senza molta sostanza. Ma anche l’immagine ha la sua importanza, e Parigi sta per lo meno comunicando all’esterno quella della potenza mediatrice, ovvero ciò che l’Italia aveva sempre espresso nei decenni precedenti, emanando l’ultimo sussulto negli ormai remoti tempi di Pratica di Mare.

I pomposi proclami di belligeranza, l’indifferenza degli altri leader

Ciò che testimonia l’assoluto disorientamento del governo italiano nella crisi in corso è l’atteggiamento davvero povero di sostanza di Palazzo Chigi sul tema della guerra in Ucraina. Un atteggiamento sostanzialmente ripiegato sulle posizioni di tutto il resto del blocco facente capo a Washington, ma con una bizzarra “energia” ancora più intransigente, quasi a voler cercare di compensare la mancanza assoluta di autonomia sulle decisioni in politica estera. E così, mentre si osserva un ministro degli Esteri come Luigi Di Maio proseguire nei suoi “avanti tutta” riguardo le sanzioni alla Russia, altrettanto si osserva per quel che concerne Mario Draghi, il quale era andato anche oltre in Parlamento, e ben prima del collegamento in aula con Volodymyr Zelensky, facendo proclami dall’energia bellica mai vista, manco si fosse tornati – sul serio – ad epoche passate tanto criticate ma, se non altro, indipendenti.

Perché quell’indipendenza non c’è più da tanto tempo, e Mario Draghi, nella sostanza, è colui che nelle occasioni più “stringenti” non viene neanche invitato al tavolo dei discorsi che contano di più. Come avvenne poco più di due settimane fa, quando quattro capi di stato e governo (Usa, Francia, Germania e Gran Bretagna) si riunirono in videoconferenza per discutere del conflitto tra Kiev e Mosca, senza neanche interpellarlo. Partecipa, come tutti i leader minori, ai vertici onnicomprensivi, quale è stato appunto quello di Bruxelles. Ma non c’è altro. Un banchiere che ha dimostrato di non essere un politico, ma soprattutto un personaggio in cerca d’autore. Non sarebbe neanche un grosso problema se, nostro malgrado, non ci rappresentasse politicamente.

Stelio Fergola

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4 Commenti

  1. Se mi dovessero chiedere di stilare una classifica dei governi italiani della repubblica, questo lo potrei all’ultimo posto.

  2. Il banchiere ha quasi dichiarato guerra ai russi e adesso ci vuole parlare? Dopo che il suo ministro degli esteri ha detto che Putin è peggio di un animale!??Dilettanti allo sbaraglio ma a spese nostre

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