Roma, 18 lug – L’ipotesi che l’Italia arruoli degli assassini per contrastare le partenze di immigrati dalla Libia è degna di un maramaldo intellettualmente disonesto. E l’ormai famosa Ong spagnola Open Arms si sta rivelando tale. Stiamo facendo riferimento alla drammatica vicenda delle tre persone trovate in mare dalla suddetta Organizzazione non governativa e di cui due erano morti: una donna e un bambino. La terza persona, tale Josephine proveniente dal Camerun, è stata tratta in salvo dopo 48 ore di permanenza in mare. E da qui si è scatenato il putiferio. Il fondatore della Ong iberica, Oscar Camps, ha twittato affermando che “i libici hanno affondato la barca e lasciato morire una donna e il suo bambino” definendoli “assassini arruolati dall’Italia”. Tradotto e inserito nel contesto reale, il signor Camps ha accusato i libici di aver lasciato in mare le tre persone che si rifiutavano di salire a bordo della loro nave affondandone l’imbarcazione e condannandoli a morire affogati. Il caso vuole, però, che una giornalista fosse presente sull’imbarcazione dell’Ong Open Arms e che abbia smentito il resoconto fatto dal suo fondatore, accusandolo di aver tirato su questo teatrino apposta per accusare di tale infamia il governo italiano che collabora con quello libico.

Sono morte più di 1400 persone nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno. La cifra può esser letta sia come un successo del governo pentaleghista, che da poco più di un mese li ha fatti diminuire, e sia come una cifra in ogni caso mostruosa per la continuità degli eventi tragici e la presunta impossibilità di porvi fine. La questione è drammaticamente semplice: gli sbarchi provocano morti. Negare questo significa negare il caldo d’estate e il freddo d’inverno. Significa remare contro la realtà in ottemperanza all’irrazionalità che ha guidato almeno gli ultimi tre governi che si sono susseguiti alla guida del paese. Gli sbarchi devono essere fermati impedendo alle persone di partire. L’Italia ha bisogno di un accordo bilaterale con la Libia che metta da parte l’Europea, così da dare un vero e significativo mandato alla Marina libica e al ministero della Difesa libico di impedire gli sbarchi. Fino a quando le istituzioni internazionali, che si parli di Unione europea o che si parli di Onu, non imboccheranno la strada dell’intervento in Africa per effettuare sul posto la selezione degli aventi diritti alla protezione, questo governo ha il diritto e il dovere di tutelare la propria sovranità e l’ordine pubblico italiano muovendosi da solo e in totale autonomia. E che follia ritenere i porti della Libia “non sicuri”.

Se non possiamo rispedire gli immigrati intercettati in Libia, tanto meno dovremmo impedirne lo sbarco costringendoli e rimanervi. La logica vuole che il pericolo sia il medesimo, sia che vengano arrestati dalle autorità libiche e sia che vengano riaccompagnati nel porto da quelle italiane. La Commissione Ue, esponendosi in tal senso, sembra aver dato risposta negativa alla proposta di bloccare gli sbarchi, prediligendo implicitamente l’accoglienza degli immigrati per poi, eventualmente, ripartirli nei vari paesi membri. L’invasione, dunque, pare incontrastabile. Chi nega la pericolosità intrinseca di questo spostamento epocale di masse umane è un pazzo e come tale deve esser trattato: ignorato e tuttalpiù inserito tra gli idioti che aprono la bocca tanto per dargli aria.

L’Italia è un paese sovrano che deve far rispettare la legge entro i suoi confini, e nessun organismo oltre al governo può decidere cosa debba avvenire qua dentro. Non è ammissibile l’attacco continuo e pretestuoso di soggetti sconosciuti e stranieri quali le famose Ong che, facendo leva su un senso di umanità senza costrutto, pretendono di fare esattamente cosa vogliono senza render conto del proprio operato alle autorità italiane. Se questi soggetti, se queste persone non comprendono che è anche a causa del loro lavoro che migliaia di persone si lanciano in questo viaggio della speranza è bene che qualcuno gli tiri le orecchie e gli faccia capire che è terminato il tempo dei filantropi che si fanno belli col culo nostro. Già con Minniti si rivelarono pericolosamente discoli: molti di loro si rifiutarono di sottoscrivere il codice di comportamento creato dall’allora ministro. E oggi accusano il governo italiano di arruolare gli assassini degli immigrati. Ma chi diavolo credono di essere questi sconosciuti? Chi gli dà il diritto di imporre la propria volontà a due ministri, dell’interno e dei trasporti, di un governo e  di uno Stato sovrano? Si sono rivelati soggetti ostili al nostro governo, e la conseguenza ovvia è che vengano messi fuori legge. Nelle acque territoriali italiane ci penseranno la Marina Italiana e la Guardia costiera italiana ad eseguire i salvataggi. Nel frattempo, grazie all’accordo bilaterale, le autorità libiche contrasteranno duramente gli sbarchi, inviando l’implicito segnale che il tappo è stato fissato sulla bocca della bottiglia. Nessun soggetto oltre a quelli legittimi e appartenenti a Stati sovrani potrà o dovrà occuparsi della questione immigrati.

La narrazione strappalacrime della vita del migrante-tipo, seguita dalle foto grottesche dei corpi senza vita riversi in acqua, proprio come avvenne per il piccolo Aylan, è una stupidaggine che non ha senso e non ha costrutto: serve solamente per cercare di impietosire qualche imbelle facendo passare per massacratori coloro che, in mezzo a mille casini, si prodigano per ristabilire un minimo di ordine. Ovvio, il diritto alla critica non si può cancellare, tantomeno quello a dire idiozie. Ma è necessario che questo popolo di spettatori atterriti prenda coscienza della presenza di innumerevoli soggetti in mala fede che remano contro i nostri interessi. Saviano ha accusato Salvini di godere nel vedere quella donna e quel bambino morti annegati in mare. Come si può essere così disonesti e così spregevoli? Come si può anche solo insinuare che una persona goda di quelle morti? La verità è che fa tutto parte di una strategia di attacco frontale al buon senso e all’integrità dell’Italia.

Il tweet dell’umanitarista impegnato, gli articoli del filantropo della Ong, le tavolate per l’integrazione tra italiani e immigrati, il pacifista che porge l’altra guancia, il giornalista progressista che nega l’esistenza di confini e quindi di questo paese, tutta questa roba è la testa di un’ariete utilizzata per far breccia in ciò che da migliaia di anni sostanzia la vita di ognuno di noi: senso di appartenenza, senso di protezione per ciò che riteniamo nostro, amore per il proprio paese, amore per la cultura e le tradizioni che da sempre ci circondano, senso di maggior vicinanza verso il connazionale anziché verso lo straniero che con arroganza chiede e ottiene e, in fine, l’essere disposti a combattere per tutto questo. Aristotele insegnava a Glaucone che la colpa più grave di cui si possono macchiare dei pastori “è quella di nutrire, a protezione delle greggi, cani di tale razza e indole che per intemperanza o fame o altra cattiva abitudine cerchino di fare del male alle pecore, pur essendo cani, e, invece di essere cani, rendersi simili a lupi”. Dovremmo prestare attenzione a chi, fingendosi protettore dell’Italia, in realtà si comporta da lupo famelico.

Lorenzo Zuppini

1 commento

  1. Semplificando all’ennesima potenza, mi viene in mente quando già dopo l’unificazione d’italia siamo da sempre un polpolo che ha difeso i nostri confini…era nella nostra cultura.
    Innegabile che dal dopoguerra ad oggi è iniziato il declino….

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