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Elezioni Turchia, perché la forza di Erdogan non va sottovalutata

by Stelio Fergola
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Roma, 29 mag – Le elezioni in Turchia danno ancora una vittoria a Recep Erdogan ma molti, tra gli osservatori, sottolineano il dato numerico inferiore al passato con cui il presidente si è affermato in questa tornata. Una giusta ricezione che però non tiene conto dei cambiamenti che il Paese ha vissuto negli ultimi sette anni.

La Turchia è ancora di Erdogan

La commissione elettorale ha parlato: in Turchia vince ancora Erdogan. Vittoria ma non trionfo, dice qualcuno: e in effetti i dati numerici non vanno nella direzione dell’affermazione senza appello. L’attuale presidente, infatti, definito polemicamente “sultano” da molti nella stampa occidentale, si conferma per la terza volta, con il 52% delle preferenze ma questa volta al secondo turno imposto col ballottaggio, un evento che nelle due occasioni passate non si era mai verificato. Lo sfidante Kemal Kilicdaroglu si è infatti fermato al 47.9% che resta, obiettivamente, una percentuale piuttosto alta. Successivamente alla comunicazione dei risultati ha commentato in modo polemico: “Continueremo la lotta, la nostra marcia continua”, allo scopo di porre fine a  “un regime autoritario e per l’arrivo della libertà e della democrazia”. Dal canto suo, il “sultano” gongola: “La nostra gente ci ha dato ancora fiducia, sarà il secolo della Turchia”.

Perché il presidente non è così ridimensionato come si potrebbe pensare

L’osservazione sulle difficoltà delle sfide turche nel presente è poco opinabile: il ri-confermato presidente dovrà affrontare una crisi economica enormemente sviluppatasi negli ultimi anni, tra inflazione sopra il 40% e le questioni relative ai clandestini siriani (circa 4 milioni dopo il conflitto del 2011), senza contare i sempre complicati rapporti con l’Occidente. Diciamo pure che in passato il presidente non ha avuto grossissimi imbarazzi nel fronteggiare le medesime questioni. In ogni caso, appare leggermente prematuro parlare di un Erdogan indebolito, per una serie di ragioni. Anzitutto, il sistema politico turco, ormai da sei anni presidenziale, il che – al di là dei risultati del voto – da al “sultano” ancora una certa forza. Poi, il fatto che – storicamente – il suo ruolo dopo il colpo di Stato è stato troppo determinante sia nella realizzazione della riforma che nel suo consolidamento successivo ed è forse un po’ azzardato pensare che possa indebolirsi dopo queste elezioni. Insomma, se si parla di consenso è un conto, se ci si concentra sul potere reale un altro.  Il secondo non dipende quasi mai dai risultati delle elezioni (in nessun sistema politico) anche se i due aspetti possono talvolta coincidere. La sofferenza della vittoria ottenuta non comporterà per forza meno potere. Nel caso turco, la forza del sistema politico costruita da Erdogan negli ultimi anni difficilmente lo priverà di possibilità concrete rispetto al passato.

Stelio Fergola

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1 commento

fc 30 Maggio 2023 - 1:46

L’ Andreotti turco vince ancora, sino a quando non si inventeranno il falso (ché se dicessero il vero si comprometterebbero), per annullarlo.

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