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Roma, 4 apr – Ritratto a dir poco spaventoso quello che emerge da uno studio di Unimpresa: sono oltre 10,4 milioni gli italiani a rischio povertà, tra i 4 milioni di disoccupati e i 6,3 milioni di occupati ma in situazioni instabili o economicamente deboli, il numero degli italiani che non ce la fa, in piena emergenza Covid, è ampio e in crescita.



Covid e povertà, il ritratto di Unimpresa

Lo studio, condotto dal Centro studi di Unimpresa, si riferisce a fine 2020 e conta oltre 1,2 milioni di soggetti in più rispetto a un’analoga rilevazione relativa al 2015, con una crescita significativa del 13%. Il Covid e la conseguente crisi economicaha contribuito a estendere il perimetro delle persone in difficoltà. Ai 4,1 milioni di persone disoccupate, bisogna sommare anche i contratti di lavoro a tempo determinato, sia quelli part time (776mila persone) sia quelli a orario pieno (1,9 milioni); vanno poi considerati i lavoratori autonomi part time (711mila), i collaboratori (225mila) e i contratti a tempo indeterminato part time (2,7 milioni).

Baratro e povertà

Le persone occupate lo sono, sì ma con prospettive incerte circa la stabilità dell’impiego e anche le retribuzioni sono contenute: questi individui sono 6,3 milioni di unità: in condizioni precarie o economicamente deboli, contribuiscono a estendere il numero degli italiani in crisi, che vivono sull’orlo del baratro, sempre più vicini alla povertà.

“Per evitare che questa area di disagio sociale cresca ancora di più, bisogna andare ben oltre quei 32 miliardi di euro stanziati col decreto Sostegni, che non bastano, e questo il governo di Mario Draghi deve capirlo rapidamente: la nostra sensazione è che, nonostante l’indiscussa competenza delle figure chiamate a ricoprire gli incarichi più alti in questo esecutivo, non ci sia il necessario contatto con la realtà”, commenta il vicepresidente di Unimpresa, Salvo Politino.

Il “merito” dello scostamento di bilancio

“C’è un fattore tempo che è fondamentale: lo scostamento di bilancio era stato approvato a dicembre, il decreto che stanzia quei fondi è del 19 marzo e i primi bonifici, assicura il governo, dovrebbero arrivare intorno alla metà di aprile. Vuol dire oltre 100 giorni per un pacchetto di aiuti che, in ogni caso, risponde solo parzialmente alle drammatiche esigenze che stiamo affrontando”, aggiunge il vicepresidente di Unimpresa, secondo il quale “occorre mettere le imprese in condizione di trattenere i lavoratori e di tornare a crescere per assumere, solo così non avremo più poveri nel nostro Paese”.

Secondo il Centro studi dell’associazione, che ha elaborato dati dell’Istat relativi al 2020, l’area di disagio sociale in Italia comprende 10 milioni e 406mila persone. Il dato è superiore al quello di un’analoga rivelazione del 2015, quando il totale degli italiani in difficoltà si era attestato a quota 9,2 milioni. Più nel dettaglio, si tratta di 4 milioni e 8mila disoccupati a cui vanno aggiunti 6 milioni e 398mila occupati in situazioni critiche.

Ilaria Paoletti

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3 Commenti

  1. Gli studi, da noi pure pagati, per dare numeri in ritardo e sostanzialmente inferiori alla realtà del momento sono assai deprecabili. Anzitutto, quanti sono gli italiani considerati in età da lavoro (dai 15 ai 64 ? dai 24 ai 67 ?, dai 30 ai 70 o quale altro delta?!)? Stando ai dati “concessi” 1 su 3 è evidentemente alla canna del gas per mancanza di lavoro, senza menarla troppo relativamente a qualche occasionale entrata ridicola per una presunta realtà nazionale di progresso, avanzata, tra le prime dieci al mondo. Altri si stanno mangiando risparmi, anche leciti (!), fumando investimenti immobiliari, anche da ciucci (!), e altri sono già all’ estero con un piede ancora di qua (la speranza è l’ ultima a morire). Di cosa stanno parlando l’ 1% di straricchi, molti folli alla Benetton, il 10% di ricchi, tra i quali tanti servi imperterriti del sistema politico-economico-finanziario, tramite studi, ricerche, centri, università che si prostituiscono facilmente a chi ha il potere e paga?!?! A me pare che frenano, frenano, frenano sino allo schianto del quale solo loro sono la causa (potenti e prostituti).

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