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Roma, 9 ago – Sono quattro gli stranieri espulsi dal nostro Paese per sospetta attività di terrorismo. Si tratta di un tunisino, un macedone, un kosovaro e un francese convertito all’islam radicale. Salgono così a 74 le persone espulse nel solo anno 2018, perché ritenute soggetti pericolosi. Un numero che sale a 311 se si parte con il conto dal gennaio 2015. I presunti terroristi espulsi sono un tunisino di 45 anni, un cittadino macedone di 39 e un kosovaro di 37. E poi un cittadino francese che da tempo era ritenuto pericoloso per la sua vicinanza all’islam radicale, religione a cui si era convertito. Era un senza fissa dimora e affetto da problemi di natura psichica.
Anche gli altri erano personaggi tenuti d’occhio dai servizi segreti già da tempo. Tutti erano pregiudicati. Il tunisino era già detenuto nel carcere di Reggio Emilia, dove aveva preso parte a disordini e sommosse dopo essersi presentato come leader religioso. Il macedone era sospettato di appartenere a un’organizzazione paramilitare attiva nel conflitto dei Balcani. I reati contro il patrimonio di cui si è macchiato durante la sua permanenza in Italia lo hanno portato a essere detenuto a Siena.
Anche il kosovaro di 37 anni, pur non essendo in carcere, era sotto monitoraggio. Non solo perché in passato è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia e perché anche lui considerato a rischio di radicalizzazione. Era regolarmente residente a Bologna, e nel 2010 aveva partecipato a una conferenza indetta dall’Unione degli Albanesi musulmani in Italia, dove prese parte in qualità di relatore anche l’imam radicale della moschea di Pristina arrestato nel 2014 in Kosovo per aver instradato numerosi volontari in Siria ed Iraq per combattere tra le fila dell’Isis.
Anna Pedri

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