Roma, 23 mag – Al via le elezioni europee. Seggi aperti in Gran Bretagna e Olanda: i primi due Paesi a votare per il rinnovo del Parlamento Ue. Sono quasi 427 milioni di europei (per la precisione 426.828.171) a votare. Il Regno Unito avrebbe dovuto lasciare la Ue il 29 marzo, ma ha avuto una proroga per concludere i negoziati per la Brexit fino al 31 ottobre. Venerdì tocca a Irlanda e Repubblica ceca. Sabato alle urne Slovacchia, Lettonia e Malta. Tutti gli altri Paesi votano domenica 26 maggio.

Nel Regno Unito al voto pensando alla Brexit

Nel Regno Unito si vota all’insegna della Brexit dopo la giornata caotica di ieri in cui la premier Theresa May è stata di nuovo sotto attacco all’interno del suo stesso partito. La leader dei Tory – che stando alle indiscrezioni riportate dalla stampa potrebbe dimettersi a breve – per adesso resta sulle sue posizioni ma cresce sempre di più la fronda interna, come dimostrano anche le dimissioni di ieri sera di Andrea Leadsom, ministro per i rapporti con il Parlamento, il 36esimo ministro a lasciare l’esecutivo May, il 21esimo per dissensi sulla Brexit. Il clima è quindi davvero surreale, se si pensa che i cittadini, con il referendum del 2016, hanno scelto di lasciare la Ue, eppure oggi si ritrovano a votare per l’Europarlamento. Non a caso, nei sondaggi, il partito Brexit di Nigel Farage è in forte vantaggio con il 37% delle preferenze, seguito dai Liberal-Democratici europeisti con il 19%, poi i Laburisti al 13% e i Tory solo quinti con il 7%.

Il numero di parlamentari per Paese


I tedeschi eleggeranno 96 eurodeputati, i francesi 74, gli italiani 73, gli spagnoli 54, i polacchi 51, i rumeni 32, gli olandesi 26. In Belgio, Repubblica ceca, Grecia, Ungheria, Portogallo saranno eletti 21 europarlamentari, e poi 20 in Svezia, 18 in Austria, 17 in Bulgaria, 13 in Danimarca, Slovacchia e Finlandia, 11 in Irlanda, Croazia e Lituania, 8 in Lettonia e Slovenia, e 6 in Estonia, Cipro, Lussemburgo e a Malta.

Il caso degli eurodeputati britannici

I 73 eurodeputati che saranno eletti dai britannici resteranno in carica fino al giorno dell’uscita del Regno Unito, e decadranno quello stesso giorno. A quel punto, verrà applicata al Parlamento europeo la nuova ripartizione dei seggi che era stata decisa proprio in previsione della Brexit: gli eurodeputati passeranno da 751 a 705, con un aumento degli eletti che varia da 1 a 5 per 14 Paesi (in particolare 5 per Francia e Spagna, 3 per Italia e Olanda, 2 per l’Irlanda e 1 per Estonia, Croazia, Finlandia, Sloavacchia, Danimarca, Austria, Svezia, Romania e Polonia).

Previsti elezioni suppletive e ripescaggi

Per applicare la nuova ripartizione, in alcuni Paesi ci sarà bisogno di tenere elezioni suppletive, mentre in altri (come nel caso dell’Italia) verranno “ripescati” ed entreranno al Parlamento europeo i primi non eletti dei Paesi che aumentano il numero dei loro seggi. Il voto si svolge secondo sistemi elettorali diversi da Paese a Paese, ma tutti gli Stati membri devono rispettare alcune disposizioni comuni, di cui la più importante è il sistema proporzionale. Questo spiega per esempio perché in certi Paesi, come il Regno Unito, il risultato delle Europee sia tanto diverso, in genere, dal risultato delle elezioni politiche nazionali, nel caso in cui queste ultime siano basate su un sistema non proporzionale, come il maggioritario. Fra i 28 Paesi membri, solo cinque (Italia, Regno Unito, Polonia, Belgio e Irlanda) hanno il loro territorio diviso in diverse circoscrizioni elettorali, mentre negli altri 23 Paesi si vota sulla base di una circoscrizione nazionale unica.

La soglia di sbarramento

Un fattore determinante per i risultati del voto, specialmente per i piccoli partiti, è la soglia di sbarramento, che non è prevista in ben 13 Paesi (Bulgaria, Danimarca, Germania, Estonia, Irlanda, Spagna, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Olanda, Slovenia, Finlandia, Regno Unito), mentre dieci Paesi la prevedono al 5% dei voti espressi (Belgio, Repubblica ceca, Francia, Croazia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Romania, Slovacchia), tre Paesi al 4% (Italia, Austria, Svezia), uno, la Grecia, al 3%, e uno, Cipro, all’1,8%.

L’età minima dei candidati

Altre differenze importanti riguardano l’età minima dei candidati (18 anni in 15 Paesi, 21 anni in 10, 23 anni in Romania e 25 anni in Italia e Grecia) e l’eventuale possibilità o no di votare dall’estero, all’interno della Ue o nei Paesi terzi, e per procura, per corrispondenza, nelle ambasciate o per via elettronica. Nel caso dell’Italia, il voto all’estero è possibile nelle ambasciate, ma solo nei Paesi Ue, e non è autorizzato il voto per corrispondenza, né per procura, né quello elettronico (che per ora è previsto solo in Estonia).

Adolfo Spezzaferro

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