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Firenza, 23 apr – Chissà se le pasionarie di Non una di meno e compagnia femminista bella si prenderanno la briga di commentare e condannare questa vicenda, oppure la nasconderanno sotto il tappeto di un imbarazzato silenzio. Arriva da Firenze una storia di terribile violenza domestica e degrado che ha come protagonisti due bambini vittime della brutalità della madre, una bielorussa di 43 anni. La furia della donna era tale che persino il convivente subiva impotente il suo furioso sadismo. 



Anni di brutalità

Proprio il compagno della straniera aveva ripetutamente segnalato alle autorità gli attacchi subiti dentro le mura domestiche, ma le denunce venivano poi sempre ritirate. La situazione si protraeva dal 2014, ma le forze dell’ordine non avevano mai applicato provvedimenti nei confronti della bielorussa, che pure era già nota alla polizia. Ma venerdì sera i carabinieri del nucleo radiomobile di Firenze, in seguito all’ennesima richiesta di soccorso, hanno fatto irruzione nell’abitazione della disastrata famiglia cogliendo in flagranza di reato la 43enne. La donna aveva appena aggredito il marito e si stava “occupando” dei figli. Nemmeno la presenza dei militari è riuscita a placare la straniera che ha spinto il figlio undicenne in un armadio dopo averlo preso a pugni sulla schiena. I carabinieri sono comunque riusciti ad intervenire a mettere al sicuro i due fratellini. I bambini presentavano sul corpo i segni di ripetute violenze, e per questo motivo sono stati trasportati al pronto soccorso dell’ospedale pediatrico Meyer, affinché ricevessero adeguate cure e il necessario supporto psicologico. Il compagno della donna, interrogato dalle forze dell’ordine, ha raccontato i particolari delle sadiche angherie che la 43enne – spesso ubriaca – sottoponeva ai suoi famigliari. Ora la bielorussa si trova, in attesa di giudizio, agli arresti nella casa circondariale di Sollicciano, e dovrà rispondere dei reati di maltrattamenti e lesioni aggravate. Le femministe diranno sicuramente che la donna “era depressa”.

Cristina Gauri

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2 Commenti

    • Gentile Cristina Gauri,

      mi sembra chiaro che l’obiettivo del suo articolo non sia tanto informare sulla vicenda di Firenze, quanto piuttosto proporne un’interpretazione che mira a smontare le tesi di un certo movimento. Il suo articolo contiene però degli evidenti errori di ragionamento. Lei ritiene che l’episodio in questione possa mostrare come le tesi del movimento femminista siano un’invenzione, non compravate dai fatti: ebbene, il fatto che una donna maltratti marito e figli non dimostra affatto che tutte le altre donne del mondo (o anche solo una parte di esse) si comporti allo stesso modo. Ancor più di questo: quanto lei riporta non dimostra neppure che le restanti donne del mondo non siano a loro volta maltrattate da uomini. Inoltre credo che pretendere che il movimento Metoo commenti questo episodio è piuttosto ingenuo da parte sua. L’episodio che lei racconta è certamente da condannare, ma perché un movimento impegnato in qualcosa di molto più grande di questo dovrebbe prendersi la briga di parlarne? Lei forse ha perso di vista la differenza che corre tra un episodio (una donna che maltratta un uomo) e un fatto sociale (uomini che maltrattano donne). Inoltre un movimento non è un quotidiano, non pretende di informare nessuno. Il suo fine è appunto mettere in movimento gli altri e se stessi per raggiungere uno scopo, e l’informazione è secondaria rispetto ad esso. Per questo le notizie commentate vengono filtrate.

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