Roma, 21 gen — «Nel 2014 i giovani islamisti belgi guardavano i video delle decapitazioni jihadiste che arrivavano dall’Iraq e dalla Siria come i giovani occidentali seguono le serie su Netflix»: parola di Mohamed Abrini, il terrorista marocchino residente in Belgio che accompagnò a Parigi il jihadista Salah Abdeslam a Parigi perché potesse compiere l’attentato del Bataclan. Abrini prese anche parte all’attentato all’aeroporto di Zaventem nel 22 marzo 2016. Lo riferisce Tempi.

Parla il complice dell’attentato al Bataclan

Il racconto di Abrini, reso davanti alla Corte speciale allestita per il maxi-processo sugli attentati del Bataclan, è agghiacciante. Non solo per i particolari narrati, ma per la totale assenza di rimorso riscontrata nel terrorista marocchino, che anzi insiste con il ribadire la giustezza del proprio operato e di quello dei «colleghi», puntualizzando che «l’islam che gli occidentali ritengono radicale, in realtà, è l’islam normale». Il cuore di Abrini è tutto per la sharia. «Esistono dei posti nel mondo dove si pratica l’islam, come in Arabia Saudita (…) La sharia è la legge divina. Per me è al di sopra della legge degli uomini. Se fossi libero, andrei a vivere in un luogo dove si applica la sharia».

Nessun pentimento

A sette anni da quelle stragi, l’assenza di pentimento passa anche dalla difesa della jihad, che secondo il terrorista «fa parte dell’islam». «È un dovere per tutti i musulmani fare il jihad, anche se si trasforma in una guerra di conquista», ha dichiarato nel corso dell’interrogatorio. Era necessario vendicarsi degli infedeli che stavano «bombardando la Siria». Tesi sostenuta anche da Salah Abdeslam l’unico sopravvissuto degli attentati del 13 novembre, che nel corso del processo aveva ribadito: «Sì, abbiamo voluto colpire la Francia per rispondere ai bombardamenti sullo Stato islamico».

«Quelli che si sono fatti saltare in aria volevano rispondere ai bombardamenti. In mancanza di un soldato da uccidere sul campo, si commettono degli attentati. Attentati contro bombardamenti», ha proseguito Abrini, nel giustificare la strage al Bataclan. E per quanto riguarda le decapitazioni, «La decapitazione era praticata anche in Francia. Avete decapitato il vostro stesso re! (…). Qui viene chiamato stupro. Ma è successo in tutte le conquiste. Per gli storici sono programmi di natalità quando si tratta di Napoleone o di Alessandro Magno. Lo accetto come voi accettate la storia della Francia, con le sue pagine luminose e le sue pagine buie!». E conclude così: «Una giudice belga ha parlato di terrorismo, jihadismo. Sono termini che creano confusione. Io dico che non sono terroristi, sono musulmani autentici».

Cristina Gauri

 

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