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Roma, 27 set – Dicono che i potenti gli hanno rubato il futuro. I bambini dall’altra parte del mondo – che assemblano i loro smartphone, cuciono i loro vestiti di marca, lavorano nelle fabbriche dove vengono prodotte le borracce di metallo eco-friendly – dissentono leggermente. Se fossi negli adolescenti che stamattina sono scesi in piazza per “scioperare” contro il riscaldamento globale, più della minaccia ambientale e delle previsioni catastrofiche – a ben vedere, è da 40 anni che ci sentiamo ripetere “tra 12 anni finisce il mondo” – mi preoccuperei del welfare smantellato, della disoccupazione in continuo aumento, del fatto che probabilmente vivranno a casa dei genitori fino a 35 anni e non potranno mai permettersi un mutuo o una famiglia. 



Sono scesi in piazza in più di 160 città italiane, ma forse sarebbe meglio dire “scese”. Sono quasi tutte ragazze infatti, guidate da una “capetta” per ogni città, ognuna di queste una wanna-be Greta Thunberg. Come Miriam Martinelli, l’occhialuta secchiona 16enne milanese le cui urla al microfono dello scorso #fridayforfuture ancora mi trapanano il cervello. Greta piange, le altre strillano, è come se queste adolescenti avessero già capito che scorciatoia prendere nella vita: se sei una donna e hai pochi argomenti, ripetili all’infinito e poi “butta tutto in caciara” con un bel pianto.  

I maschi, i veri scioperanti, per lo più disertano e vanno a giocare a pallone. Solo gli esemplari “beta” si accodano il gineceo. “Abbiamo solo 11 anni per costruire scuole e città del futuro: siamo in crisi, non c’è più tempo!”. Effettivamente è molto più semplice preoccuparsi di un problema intangibile, ma sul quale vi è un tale mastodontico investimento a livello di manipolazione emotiva. E chi c’è dietro Greta ha fatto un capolavoro con questi piccoli lobotomizzati: gli indichi le emissioni di India e Cina, i fiumi di Africa e sud est asiatico che strabordano di immondizia, e loro guardano alle cannucce, perché il video della tartaruga con i rifiuti infilati nel naso era così commovente. Uno sciopero talmente istituzionalizzato che rende automaticamente “ribelle” chi invece decide di stare in aula e studiare. Scienze e chimica, magari, così non scrive “CO2” con lo “zero” al posto della “O” come abbiamo visto vergato su molti tristi cartelli. Il nostro pensiero va ai coraggiosi che sono rimasti in classe: da domani saranno bollati come nazisti e negazionisti e bullizzati atrocemente dalle adoratrici di Greta.

Cristina Gauri



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