Roma, 17 lug – Era il 2017 quando Sascha Gierke, capo missione della Ong tedesca Jugend Rettet, salutava affettuosamente Lampedusa dopo un’ispezione della Guardia di Finanza a bordo della Iuventa, forse per ribadire il messaggio esposto sulla prua della nave “Fuck Imrcc(va a quel paese Centro di Coordinamento Soccorsi Marittimi di Roma). Poco tempo dopo, il 2 agosto, per ordine della Procura di Trapani, la Iuventa viene sequestrata e contemporaneamente vengono inviati tre avvisi di garanzia per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a tre membri della ONG e a Padre “Mosè” Mussie Zerai, fondatore della piattaforma Watch The Med – Alarm Phone.

(Le intercettazioni a bordo della nave Iuventa, sequestrata dalla procura di Trapani)

La Ong Jugend Rettet è stata fondata nel 2015 da due giovani universitari “no border” della Berlino borghese, Jakob Schoen e Lena Waldhoff, per “fare quello che i governi non riescono a fare”.

Tra i sostenitori dell’organizzazione, troviamo anche personaggi noti del bel mondo tedesco, come Maria Furtwaengler, miliardaria attrice salottiera e moglie di Hubert Burda, importante editore nazionale1, e l’attore e produttore Jan Liefers

Uno dei maggiori donatori di Jugend Rettet è la fondazione tedesca Kreuzberger Kinderstiftung, che sostiene il diritto all’istruzione e per questo motivo dona borse di studio agli studenti in difficoltà. Perché allora questo appoggio finanziario ad una missione nel Mediterraneo?

Kreuzberger Kinderstiftung sostiene altresì diversi progetti dedicati ai migranti in Grecia2, cofinanziati dalla Open Society Foundations di George Soros. Il cerchio si chiude sempre.

Quindi Jugend Rettet, a differenza delle altre Ong tedesche della sinistra radicale chiaramente fuoriuscita dai centri sociali, è stata fondata e sostenuta da giovani della perbene borghesia berlinese con ottimi contatti nel mondo dei lustrini nazionale e nelle fondazioni “open society”. La chiara voglia di esibizionismo umanitario degli studenti della Ong è sfociata nel 2016, quando è salito a bordo un documentarista romano, Michele Cinque, con il progetto di raccontare la fiaba dei moderni samaritani.

In un intervista a GQ3, alla richiesta delle motivazioni che lo hanno spinto alla realizzazione delle riprese sulla Iuventa, Cinque risponde: “Forse ho sentito vicina la loro utopia perché nonostante mi sia scontrato più volte con la realtà non ho ancora smesso di credere in un cambiamento in senso ampio. Non sono un politico, ma penso che viviamo in un tempo in cui sia necessario occuparsi di politica in senso alto, come la intendevano i greci, della nostra comunità ormai globale che sta facendo i conti con un periodo molto oscuro. Ho dedicato due anni della mia vita a Iuventa perché spero possa ridare speranza a una generazione che il futuro ha smesso di vederlo e di credere di poterlo influenzare”.

Paradossale che chi dichiara di battersi contro l’oscurità del globalismo, poi sostenga un Ong che importa in Europa manodopera a basso costo utile proprio a chi il globalismo lo sfrutta per fini economici. Assurdo, altresì, che il regista, durante i due anni di riprese, non abbia catturato neanche un’immagine dei presunti contatti con i trafficanti al largo della Libia presenti nel fascicolo di inchiesta della Procura di Trapani, ottenute grazie ad un agente infiltrato a bordo della nave Vos Hestia di Save The ChildrenDopo due anni di gestazione, a giugno il docufilm “Iuventa” è stato presentato al Biografilm Festival di Bologna e a Casa Emergency di Gino Strada a Milano.

(“Iuventa” docufilm)

Ma la vera notizia è il nome del produttore del docufilm che fa capolino all’inizio della promo: Rai Cinema.

Quindi la Rai, che ricordiamo essere foraggiata attraverso il canone pagato dagli italiani e inserito nella bolletta dell’utenza dell’energia elettrica, ha prodotto un documentario in cui si fa un’indiscutibile propaganda in favore di una ONG, oltretutto indagata dalla Procura di Trapani per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e con la nave Iuventa sottoposta a sequestro deciso in Cassazione.

È inoltre notizia dell’11 luglio che, nell’ambito delle indagini su Jugend Rettet4, sono stati inviati 20 nuovi avvisi di garanzia ai membri della stessa ONG, di Save The Children, di Medici Senza Frontiere e di alcuni dipendenti dell’armatore olandese Vroon5.

Alla televisione pubblica italiana ormai non bastano più telegiornali e talk politici completamente schierati a favore dell’immigrazione e delle buone ONG, ora si producono addirittura documentari promozionali in loro sostegno. Con i soldi pubblici.

Vedremo cosa succederà con le nuove nomine Rai. Purtroppo i palinsesti della prossima stagione sono già stati presentati e i soliti noti sono già stati tutti ben schierati.

Francesca Totolo

2 Refugee care organizations in urbanized Greece Thessaloniki – Ioannina – Athens: https://www.kreuzberger-kinderstiftung.de/kinderstiftung_wp/wp-content/uploads/2018/01/Report-Travel-Grant-Anna.pdfù

6 Commenti

  1. No al minestrone culturale. La nostra cultura non ha bisogno
    di essere contaminatada culture inferiori e antidiluviane. Stiamo bene senza invasioni, non vogliamo veli in testa e amiamo un ‘Italia di razza maggiormente europea. Lella

  2. No al minestrone culturale. La nostra cultura non ha bisogno
    di essere contaminatada culture inferiori e antidiluviane. Stiamo bene senza invasioni, non vogliamo veli in testa e amiamo un ‘Italia di razza maggiormente europea. Lella

  3. Rai,ovvero peripatetiche, sodomiti, frociame vario ed ermafroditi vigliacchi……. La culla dei piddini peggiori,la feccia comunista da sempre in prima serata, la negritudine al potere, la santa verità nelle mani di quattro ignobili pennivendoli…….questa è la rai……..una pubblica latrina,parziale e anti italiana dove le notizie vengono nascoste e le turpi imprese delinquenziali della fecciaglia africana sono sempre sottaciute……..ignobili.

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