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Torino, 4 lug – La bigamia in Italia sembra non sia più fuorilegge. A patto che a praticarla sia un immigrato musulmano che si trincera dietro la Sharia, la legge islamica. È successo a Torino, dove un giudice tenendo conto di tale legge religiosa, ha deciso di assolvere un marocchino che in pochi mesi si era sposato due volte, la prima a casa sua con una connazionale e la seconda in Piemonte con un’italiana. Per dovere di cronaca, va segnalato che l’uomo ha da poco avuto un figlio anche da una terza donna.
I fatti risalgono a qualche mese fa, quando ad aprile il marocchino in questione, un trentenne che vive in Italia e ha un regolare contratto di lavoro, era andato a processo per bigamia aggravata. Nel settembre del 2015 il nordafricano convolò a nozze nel suo Paese di origine con una marocchina, ma al matrimonio non seguì una convivenza e quasi subito vennero avviate le procedure per il divorzio che tuttavia non vennero portate a compimento. Qualche mese dopo, a novembre dello stesso anno, il marocchino sposò un’italiana di 47 anni, dopo avere presentato documenti che ne certificavano lo stato civile. Documenti evidentemente falsi, dal momento che l’uomo era già sposato in Marocco. Il divorzio dalla prima moglie, infatti, venne formalizzato solo dopo le nozze italiane, in seguito alla querela della seconda moglie che si era accorta dopo il matrimonio della bigamia del marito.
Mesi di processo, con il Pm che chiede una condanna ad 8 mesi di reclusione per il marocchino, che aveva presentato un falso atto di divorzio relativo alle prime nozze. L’epilogo, però, è inquietante, con una sentenza destinata a creare un precedente non da poco: il Tribunale di Torino lo ha assolto per “tenuità del fatto”.
L’accusa di bigamia è quasi caduta nel vuoto di fronte al fatto che l’immigrato è musulmano e in virtù della Sharia, la legge islamica, per considerarsi divorziato dalla moglie è sufficiente il “ripudio” verbale del maschio. A difendere il marocchino l’avvocato Laura Cargnino, che ha affermato come il documento di divorzio presentato dall’uomo per procedere al matrimonio con l’italiana (che aveva scatenato quasi un caso diplomatico perché i giudici non capivano come il Marocco avesse potuto certificare il falso) fosse valido in virtù proprio della Sharia. Il Tribunale le ha dato ragione, tenendo conto anche del fatto che nessuna delle due mogli si è costituita parte civile. Il marocchino è quindi libero di sposarsi, se vorrà, con la (terza) donna che lo ha da poco reso padre. Senza mai avere legalmente divorziato.
Anna Pedri

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