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Genova, 22 ott – Dopo la bufala dell’episodio di razzismo sul pullman Flixbus, che si è rivelata essere una vera e propria fake news montata ad arte da una studentessa in cerca del suo quarto d’ora di celebrità, un’altra balla analoga viene propinata per accendere i riflettori su un fantomatico razzismo ai danni degli immigrati.
Ci sono voluti giorni e giorni per smascherare l’invenzione, ma alla fine la verità è venuta a galla. Un richiedente asilo 31enne, originario della Costa d’Avorio, il 2 ottobre scorso aveva denunciato un’aggressione. Gli elementi c’erano tutti: quattro ragazzi italiani dai capelli rasati avrebbero insultato l’immigrato africano nei pressi del mercato ortofrutticolo di Genova, con pesanti frasi razziste in cui l’ivoriano veniva invitato ad andare a lavorare e a tornarsene nel suo Paese. Non solo: dopo gli insulti anche le botte. L’ivoriano ha infatti riferito alla polizia del commissariato di Prè di essere stato malmenato da sconosciuti, dopo essersi allontanato dai quattro che lo avevano insultato. Un’aggressione finita con pugni alla schiena e il furto di portafogli e documenti.
La polizia si è messa subito al lavoro e ha effettuato una serie di indagini, per assicurare alla giustizia gli assalitori dell’uomo, che avrebbero potuto essere accusati di rapina aggravata dalla discriminazione razziale. Ma dopo una attenta analisi dei fatti raccontati dall’ivoriano, è emerso che qualcosa nel suo racconto non tornava. Hanno ricostruito i suoi spostamenti e sono state analizzate le immagini delle telecamere di sorveglianza poste nelle zone in cui sarebbero avvenute le due aggressioni, quella verbale e quella fisica, ma non è stato riscontrato nulla di quanto asserito dall’africano. Nessun ragazzo dai capelli rasati e nessun testimone avrebbe visto nulla. Insomma, l’ivoriano si è inventato tutto di sana pianta, probabilmente per attirare su di sé l’attenzione. Per lui è scattata la denuncia da parte degli stessi agenti che si erano presi cura di lui e della sua segnalazione, e a suo carico è stata elevata l’accusa di simulazione di reato.
Anna Pedri

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