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Roma, 13 lug – I recenti tentativi del governo italiano di avere un aiuto dalla Ue sulla questione degli immigrati sono tutti andati a vuoto, tranne che su un punto: la richiesta di regole più chiare e stringenti per le ong che agiscono indisturbate nel Mediterraneo. Nulla di particolare, in realtà, anzi, sono tutte norme che avrebbero dovuto essere già in uso: divieto di spegnere il transponder, divieto di ingresso nelle acque libiche, trasparenza sui fondi e sul personale a bordo, divieto di accendere luci di segnalazioni per gli scafisti, etc. Ma gli attivisti filo-immigrazione non ci stanno. “In modo perverso, il codice di condotta proposto per le ong che salvano vite nel Mediterraneo potrebbe mettere a rischio vite umane”, ha detto il rappresentante di Amnesty International presso le istituzioni Ue, Iverna McGowan, secondo cui il codice di condotta “limiterebbe il lavoro condotto dalle Ong nelle operazioni di ricerca e soccorso”.



La bozza includerebbe anche il divieto di sbarcare in Italia per quelle imbarcazioni che decidono di non firmare il codice di condotta o che non rispettano alcune delle sue previsioni. Ma le ong non ci stanno: “Qualunque codice di condotta, se è necessario – segnalano Human Rights Watch e Amnesty International – dovrebbe avere l’obiettivo di rendere più efficaci le operazioni di salvataggio in mare nel momento di salvare le vite”. Secondo Judith Sunderland di Human Rights Watch, “date le dimensioni delle tragedie in mare e gli orribili abusi che i migranti e i richiedenti asilo fronteggiano in Libia, l’Ue dovrebbe lavorare con l’Italia per rafforzare le operazioni di ricerca e soccorso al largo della Libia, non per limitarle”. Insomma: chi per favorire l’immigrazione non può mica sottostare a delle regole come tutti noi comuni mortali…

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Giuliano Lebelli

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