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Roma, 8 giu – Al via oggi in via sperimentale in quattro regioni l’app Immuni per il tracciamento dei casi positivi al coronavirus. L’applicazione scaricabile su base volontaria per il cosiddetto contact tracing ha ottenuto il via libera del Garante per la privacy e secondo quanto riportato dal commissario per l’emergenza Domenico Arcuri è già stata installata da due milioni di cittadini. La app è al centro di numerose critiche da giorni. La Regione Piemonte per esempio l’ha bocciata, soprattutto perché non è facilmente accessibile da parte degli anziani, che sono i soggetti più a rischio in cado di contagio. Inoltre è stata criticata per via della presunta immagine sessista di una donna che tiene in braccio un bambino mentre l’uomo è al lavoro al pc, che ha fatto stracciare le vesti alle varie femministe. Poi sono arrivati i problemi tecnici: non si può installare su alcune tipologie di smartphone, che comunque devono avere sistemi operativi recenti – e questo taglia fuori tutti i modelli vecchi. Insomma l’app parte in Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia nel bel mezzo delle polemiche ma per Arcuri è molto utile: “Quando studiavo mi dicevano che la moneta buona scaccia quella cattiva – ha detto a 1/2 ora in più su Rai3 – e sono sicuro che Immuni sarà la più utile per le esigenze e quella più capace di soddisfare le emergenze“.

“L’emergenza finirà solo quando verrà scoperto il vaccino”

Ma il commissario più che a tessere le lodi dell’app ha preferito spargere il consueto allarmismo con cui il governo giallofucsia sta gestendo l’ultima fase dell’epidemia, nonostante i dati sui contagi parlino chiaramente di un calo costante della curva. “Non dobbiamo credere che questa emergenza sia finita: l’emergenza finirà solo quando verrà scoperto il vaccino e quando sarà prodotto in maniera sufficiente per rendere immuni tutti i cittadini che devono esserlo”. Con queste parole Arcuri si spinge addirittura oltre il premier Giuseppe Conte in quanto a terrorismo psicologico, visto che per un vaccino ci vorranno ancora molti mesi. Come se non bastasse anche il commissario fa ricadere sui cittadini ogni responsabilità, sottolineando come in questi mesi “gli italiani sono stati straordinari e con i loro comportamenti hanno permesso di uscire dal lockdown e di iniziare una nuova fase. Ora dobbiamo continuare ad essere responsabili capendo che ci è richiesta la stessa responsabilità che avevamo nel passato“, ha chiarito. E poi la minaccia di un ritorno dei contagi: “Ci sarà una recrudescenza – ha dichiarato Arcuri – se non ci comportiamo responsabilmente. Se invece lo saremo potrà esserci una qualche ulteriore recrudescenza, ma sarà contenuta”.

“Ora dare la caccia agli asintomatici”

Adesso, ha fatto presente il commissario, “bisognerebbe cominciare a dare la caccia agli asintomatici con una strategia nazionale, che in una fase come questa sono più importanti di chi il virus ce l’ha”. Arcuri ha ricordato che attualmente l’Italia è in grado di effettuare 92mila tamponi. Uno sforzo ulteriore rispetto alla capacità nell’ultimo mese di condurre 62mila test al giorno. “I test molecolari sono l’unica vera componente per dire se c’è contagio o pure no e su questo bisognerebbe fare la caccia agli asintomatici – ha ribadito -. Oggi su questo siamo meno impreparati di come eravamo a marzo, dunque dobbiamo prepararci e in questa fase accelerare”. Arcuri ha infine sottolineato che è necessario “far pagare i test sierologici ad un prezzo accettabile“.

Adolfo Spezzaferro

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