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Roma, 20 gen – Sono quasi un milione gli italiani emigrati negli ultimi dieci anni, di cui uno su quattro è laureato. È quanto emerge dal rapporto migrazioni dell’Istat, secondo cui nel 2019 un italiano su due si è trasferito nel Regno Unito. A frenare i flussi, di recente, è stato solo il lockdown, imposto da marzo 2020 per contrastare la pandemia.

Istat: aumenta l’emigrazione degli italiani

Secondo l’Istat, nel 2019 le cancellazioni anagrafiche per l’estero (ossia le emigrazioni) sono state circa 180mila (+14,4% sul 2018). Tre su quattro riguardano italiani (122mila, +4,5%). Le iscrizioni anagrafiche dall’estero (cioè le immigrazioni) sono stabili rispetto al 2018 (circa 333mila, +0,1%). Diminuiscono invece quelle dei cittadini stranieri (265mila, -7,3%) mentre sono in forte aumento i rimpatri degli italiani (68mila, +46%). Quasi tre cittadini italiani su quattro emigrati nel 2019 hanno 25 anni o più (circa 87mila). E di questi uno su tre (28mila) è in possesso di almeno la laurea. La mobilità interna ammonta a oltre 1 milione 485mila trasferimenti (+9%).

E’ al Nord che emigrano più italiani

In generale, i saldi migratori con l’estero dei cittadini italiani, soprattutto a partire dal 2015, sono stati in media negativi per 69mila unità l’anno. Segno che il fenomeno dell’emigrazione è in aumento. A livello territoriale, è il Nord la ripartizione di residenza da cui partono i flussi più consistenti di trasferimenti all’estero di cittadini italiani, in termini sia assoluti (59mila, pari al 49% degli espatri) sia relativi rispetto alla popolazione residente (2,4 italiani per mille residenti). Dal Sud invece si sono trasferiti all’estero oltre 43mila italiani (2,2 per mille) mentre dal Centro sono espatriati circa 19mila connazionali (1,8 per mille), dato sotto la media nazionale.

Nei flussi interni, è al Sud che emigrano più cittadini

L’emigrazione all’interno dei confini del Paese vede negli ultimi dieci anni circa 1 milione 140mila di cittadini in uscita dal Sud e dalle isole verso il Centro-Nord e circa 619mila quelli sulla rotta inversa. Il bilancio tra uscite ed entrate si è tradotto in una perdita netta di 521mila residenti del Meridione che, in termini di popolazione, equivale alla perdita di un’intera regione come la Basilicata.

Il lockdown frena mobilità e migrazioni

I dati provvisori sull’andamento dei flussi migratori nei primi otto mesi del 2020 mettono in evidenza una forte flessione delle migrazioni per un calo complessivo del -17,4%. A pesare ovviamente è stata anche la pandemia. In tal senso, il lockdown imposto dal governo a partire da marzo 2020 ha ridotto al minimo la mobilità interna (flussi tra comuni, province e regioni) con pesanti ripercussioni anche sui trasferimenti di residenza da o per l’estero. Il confronto tra l’andamento dei flussi osservati nei primi otto mesi del 2020 e la media dei flussi rilevati nello stesso periodo del 2015-2019 mette infatti in rilievo un calo del 6% per i movimenti tra comuni, del 12% per le cancellazioni anagrafiche per l’estero e del 42% per i flussi provenienti dall’estero. Tuttavia, a partire da giugno 2020, tutti i flussi migratori sono tornati quasi ai livelli pre-lockdown.

Le restrizioni sugli spostamenti pesano soprattutto su quelli a breve raggio

Se andiamo a vedere la suddivisione territoriale, non tutte le regioni hanno risentito con la stessa intensità delle restrizioni imposte agli spostamenti. La Calabria ha ridotto di quasi un terzo la mobilità complessiva, il Molise e il Lazio di un quinto, mentre per il Friuli-Venezia Giulia e il Veneto si osserva una riduzione del 7% rispetto alla media delle migrazioni nello stesso periodo degli anni 2015-2019. Le restrizioni anti-coronavirus comunque hanno inciso maggiormente sui movimenti a breve raggio (trasferimenti entro i confini provinciali, -7%), un po’ meno per la mobilità a medio e lungo raggio (all’interno della regione e tra regioni diverse, rispettivamente -4% e -6%). Inoltre, si osserva una riduzione dell’11% dei flussi verso i capoluoghi di provincia.

La pandemia ha ridotto i flussi da e per l’estero

Al contrario, la situazione dei flussi da e per l’estero ha risentito maggiormente delle chiusure dovute alla pandemia. I blocchi alle frontiere hanno ridotto sensibilmente il volume in ingresso e in uscita di immigrati ed emigrati. La prima sostanziale differenza si evidenzia nella composizione dei Paesi di origine per gli iscritti dall’estero. Il confronto tra il numero di ingressi nei primi otto mesi del 2020 e il numero medio degli ingressi nello stesso periodo degli ultimi cinque anni mostra un calo dei flussi provenienti dall’Africa (-28%). Si registrano forti diminuzioni anche per gli ingressi da Cina (-63%), Brasile (-49%), e Romania (-48%). I flussi che decrescono in misura meno significativa sono quelli provenienti dagli altri Paesi Ue: -12% da Svizzera e Francia, -10% dalla Spagna e -4% dalla Germania.

Ludovica Colli

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