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Andria, 20 gen – Dove c’è materiale per produrre pubblicità istantanea ci sono gli squali dell’agenzia di Pompe Funebri Taffo, che fiutano occasioni da sfruttare per i propri post pubblicitari su Facebook proprio come i pescecani avvertono la presenza del sangue. Si aggrappano a qualsiasi fatto di cronaca, basta che faccia discutere e magari sia pure declinato secondo i paradigmi del pensiero unico: va di moda, è chic e soprattutto fa fare una montagna di soldi. Le multinazionali tutte indistintamente inginocchiate verso la Mecca di globalismo e diritti Lgbt insegnano.

Taffo sfrutta la morte di un trans per farsi pubblicità 

A volte, però, capita che nella corsa alla visibilità commerciale sfugga un po’ la mano, per usare un eufemismo. Come nel caso di Giovanni/Gianna, il trans 49enne di Andria morto nei giorni scorsi in circostanze poco chiare. Il Gazzettino del Mezzogiorno riporta che «Gianna» viveva in condizioni di indigenza ed emarginazione in una casa diroccata del centro storico, dove è stato trovato domenica in condizioni disperate, forse a causa di una caduta. Il trans è morto poco dopo l’arrivo in ospedale.

Luxuria si interessa del caso (e Taffo ne approfitta subito) 

A quanto pare, i genitori di Giovanni/Gianna avevano deciso di affiggere manifesti funebri con il nome declinato al maschile, suscitando lo sdegno degli attivisti Lgbt di zona. L’episodio è rimbalzato di social in social ed è arrivato alle trepidanti orecchie di un altro trans, Vladimir Luxuria, che si è fatta subito alfiere della causa. E qui entrano in scena gli squali social di Taffo, che intercettano l’occasione d’oro.

Taffo riscrive il manifesto funebre del trans 

Si tratta di prendere due piccioni con la proverbiale fava – passateci l’infelice gioco di parole: farsi pubblicità esibendosi nella cosiddetta «segnalazione di virtù», che piace tanto ai progressisti: guardate come siamo bravi noi di Taffo, che difendiamo pubblicamente i diritti dei trans! E così si offrono di riscrivere simbolicamente i manifesti funebri, declinandoli al femminile per onorare la disforia di genere di cui era afflitto Giovanni, uomo che si sentiva donna.

«Muore ad Andria una persona trans gender, Gianna, indigente perché scartata dalla società – scrive Taffo a corredo del manifesto postato su Facebook – La famiglia decide di affiggere manifesti funebri con il suo nome al maschile. Un’offesa al nome e all’identità con cui la conoscevano tutti. Abbiamo deciso di rifare la locandina funebre per darle un rispettoso ultimo saluto. Le esequie si terranno oggi martedì 20 gennaio alle 16:00 presso la Parrocchia San Riccardo ad Andria. Ringraziamo Vladimir Luxuria per la segnalazione».

Plauso scontato da parte di Luxuria, che commenta sotto il post di Taffo dando sfoggio del suo miglior latinorum con la traduzione maccheronica del senso di pietas. «Un gesto di amore, di pietas, contro la damnatio memoriae di chi vorrebbe cancellare la sua identità, la restituzione della dignità di un essere umano. Gianna che non merita, dopo tutto quello che ha passato nella vita, di morire due volte».

Il dolore dei famigliari non conta nulla

In tutto questo, la volontà e il dolore dei famigliari del defunto non contano nulla. Gli si getta addosso fango social, li si marchia con la lettera scarlatta della transfobia senza soffermarsi sulle loro ragioni, che nessuno ha interesse a conoscere. Li si infama gratuitamente accusandoli di avere ucciso una persona «una seconda volta». Usando la solita retorica lacrimosa un tanto al chilo li si rende facile bersaglio di politici, attivisti e associazioni in cerca di visibilità e di eretici da mettere al rogo. Nel frattempo, Taffo ne esce buona e brava e la gente fa la fila per acquistarne i servizi.

Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. Vomitevole teatrino dei soliti guitti arcobalenisex e di, appunto, astuti opportunisti! Mala tempora! Ovviamente la FAMIGLIA è il target…

  2. Tocchiamo due volte… globalmente, per quello dell’ altro sesso che c’è in noi!! Si attaccano a tutto come i virus!

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