Roma, 9 ott – Fossi un eroe, anziché un accidioso, scriverei un manifesto di rivolta contro gli immigrati e contro le loro seconde generazioni che, in un impeto di irriconoscenza, marciano contro l’Italia e il popolo italiano veicolando l’idea che il clima sia loro ostile, meritando quindi sorrisi e abbracci. Fossi un eroe, anziché uno che non ha parole, pubblicherei questo manifesto fregandomene dei parallelismi che costoro farebbero con vecchi programmi razzisti, scrivendo a chiare lettere che la Patria è la terra dei padri, luogo sacro cui si è legati da legami indissolubili evidentemente sconosciuti a chi in massa abbandona la propria terra. Fossi un eroe, anziché un flâneur della peggior specie, includerei nel manifesto anche tutti gli italiani anti-italiani che da Riace a Macerata hanno marciato per l’invasione, per la sostituzione, per il ripopolamento, per non dover più leggere il nome “Italia” sui cartelli bensì “Villaggio globale”, come ebbe a scrivere alle porte della sua città quel traditore di Mimmo Lucano.
Dobbiamo invece sorbirci tale Judith Romanello, ragazza dalla pelle scura che di anno in anno lamenta varie angherie che afferma di aver subito. Ebbene, il colore della sua pelle è di notevole importanza perché le sue ridondanti e generiche accuse di razzismo provano lo squallido tentativo tanto in voga tra gli immigrati, e le loro seconde generazioni, di ergersi a vittime. Ecco, il vittimismo è davvero insopportabile. Fatto sta che la signorina in questione ha denunciato su Facebook di essere stata scartata a un colloquio di lavoro per via del colore della sua pelle. Il tutto sarebbe avvenuto a Venezia. Dove? Su un ponte. Con chi? Non si ricorda il nome. Per quale impiego? La cameriera ma non si ricorda in quale ristorante. Almeno il numero di telefono del razzista? Non c’è perché il suo iPhone cancella i numeri. E su questa banale ragazzina che furoreggia nel mondo virtuale si fanno i titoli di giornale e si aprono le trasmissioni tivù, quando invece meriterebbe, se non d’essere ignorata, una severa strigliata.
Perché questo ha cessato d’essere un paese in cui chiunque non sia pallido di carnagione può svegliarsi una mattina e decidere di sbraitare accuse verso il popolo autoctono tacciandolo delle peggiori nefandezze, fomentando la folla dei simili, marciando minacciosamente, pronunciando frasi ingiuriose e facendo riferimento a ricordi del passato cui loro, uomini senza Patria, neanche possono accennare. Questo paese ha cessato d’essere la latrina del pianeta, in cui, tirando lo scarico dai terzi e quarti mondi, vi giungeva la feccia composta dalle mafie nigeriane dedite al cannibalismo della nostra Pamela Mastropietro o, nel migliore dei casi, masse di diseredati pronte a trasformare le periferie di Roma, di Milano, di Genova, di Torino, di Palermo, di Firenze e dell’Italia intera nelle periferie di Parigi, di Bruxelles, di Stoccolma ove il popolo autoctono ha lasciato il posto alla umma.
È una sciocca, direte. È una poverina che non sa di cosa diavolo sta parlando: ignoriamola. Ma non possiamo fermarci all’indifferenza, perché lei non ci ignora, perché le sue accuse sono gravemente infamanti e lacerano ancor di più una ferita apertasi molti anni fa, ben prima delle Primavere arabe, allorquando una sinistra orfana di idee decise di lanciarsi sul pluriculturalismo imponendolo con la forza e la violenza, coi magistrati e con le leggi. Lei è la prova vivente che questo modello di civiltà, che la civiltà disintegra, corrompe le anime e asfalta i popoli, i passati, i ricordi, le memorie, livellando tutti noi sul piano del perbenismo e del politicamente corretto, imponendo il disuso dell’intelligenza e dell’orgoglio. Miti prove di ribalta si sono palesate, ma non son state sufficienti. Perché dovremmo avere riguardi nei suoi confronti quando lei mai ne ha avuti nei nostri? Già, perché l’anno scorso denunciò, sempre nel mondo virtuale, uno stupro da lei subito. Si eresse a paladina delle donne ma non seppe chiarire chi, dove e come fosse accaduto il misfatto. Si è limitata a lottare per i suoi diritti pubblicando foto a culo ignudo con la schiena inarcata, e che sia questo il nuovo fronte di lotta femminista: millantare violenze per poi pubblicizzare le proprie forme?
“Va’ a quel paese” sarebbe la formula più indicata. Chissenefrega se ha i genitori italiani. Chissenefrega se anche lei ha ottenuto la cittadinanza. Judith Romanello è il peggior prodotto della visione senzafrontierista e politicamente corretta che ha investito il mondo occidentale. Senza frontiere è, difatti, anche il suo senso del ridicolo. Senza frontiere è il suo pudore, la sua faccia tosta, la sua irriconoscenza e, diciamolo, la sua stupidità. Fossi davvero quell’eroe, scriverei a caratteri cubitali che io, in casa mia, non voglio trovarmi tra i piedi gente di questo tipo.
Lorenzo Zuppini

4 Commenti

  1. Perfettamente d’accordo con l’autore dell’ articolo.Inoltre i traditori nostrani burattini della dittatura finanziaria estera ci hanno fatto pagare miliardi per accogliere gente che non solo non ha una cultura ne’ una educazione civica simile alla nostra, ma esprime anche ingratitudine nei confronti di uno dei popoli piu’ civili e generosi della terra, quello italiano.Il tutto mentre i pensionati italiani sono a volte costretti a rovistare nella spazzatura

  2. Per ora il livellamento e sul buonismo, sul pretismo, sul politicamente corretto, sul sinistrismo,etc.etc.. Il prossimo stadio del livellamento verso il basso sarà: tribalismo, islamismo, cannibalismo, negrismo, buondanientismo, fancazzismo, meticcismo, etc. Etc.. Combattiamo con tutti i mezzi o….. Prepariamoci!!!!!

  3. Per ora il livellamento e sul buonismo, sul pretismo, sul politicamente corretto, sul sinistrismo,etc.etc.. Il prossimo stadio del livellamento verso il basso sarà: tribalismo, islamismo, cannibalismo, negrismo, buondanientismo, fancazzismo, meticcismo, etc. Etc.. Combattiamo con tutti i mezzi o….. Prepariamoci!!!!!

  4. ….uno dei più taglienti ed azzeccati corsivi mai letti in assoluto;
    un plauso al bravissimo Lorenzo Zuppini.

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