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Verona, 3 giu – Anche la Knorr, parte della gigantesca Unilever, ha deciso di chiudere i suoi stabilimenti in Italia per “delocalizzare” e partire alla volta del Portogallo.

Unilever “comanda” Knorr

La Knorr, tedesca, è da diciannove anni ormai parte integrante del colosso alimentare  Unilever. Ed è proprio a causa di una decisione di Unilever che 76 dipendenti dello stabilimento Knorr di Sanguinetto, nell’operoso Veneto, sono stati tutti licenziati. A quanto pare, i dadi per il brodo storicamente prodotti dalla Knorr non vendono più: da più di cinquantaquattro anni il prodotto simbolo della Knorr era prodotto a Sanguinetto. Gli operai impiegati in fabbrica raggiungo il numero di 161.

Sindacati e Coldiretti in protesta

I sindacati si sono immediatamente attivati con uno sciopero, e al loro fianco s’è unita anche Coldiretti. Il responsabile economico di quest’ultimo ente,  Lorenzo Bazzano, dichiara: “È chiaro che prima o poi una multinazionale straniera che ha acquistati una fabbrica italiana prima o poi troverà il modo di delocalizzare all’ estero, soprattutto nel campo del cibo”.

La replica di Unilever

Il direttore della comunicazione di Unilever Italia, Gianfranco Chimirri, ha preferito invece rilasciare una dichiarazione a Il Sole 24 Ore in cui parla di “rilevanti difficoltà riscontrate a livello europeo e italiano nel settore dei dadi da brodo tradizionali, che hanno portato ad una diminuzione del fatturato di più del 10% in due anni, e dall’esigenza di rispondere alle mutate esigenze del mercato”.  Unione italiana dei lavoratori agroalimentari, per bocca di Pietro Pellegrini, segretario nazionale, contesta decisamente la decisione di licenziare gli operai per procedere alla delocalizzazione: “La decisione di Unilever di attivare la mobilità per 76 lavoratori dello stabilimento veronese di Sanguinetto per andare a produrre in Portogallo ci amareggia, perché ancora una volta perdiamo non solo occupazione, ma anche professionalità La scelta di delocalizzare la divisione food, e in particolare la produzione del dado dove il costo del lavoro è più basso è l’ennesimo caso di scelte prese lontano dai contesti territoriali, che incidono negativamente sul nostro saper fare le produzioni”.

Ilaria Paoletti

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