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La solitudine del giustiziere

by Adriano Scianca
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Roma, 5 feb – Alle elezioni del 2017, Luca Traini, l’aspirante stragista di Macerata, era stato candidato con la Lega Nord al consiglio comunale di Corridonia, un comune di 15mila abitanti nel Maceratese. Aveva preso zero preferenze. Neanche il suo voto, quindi, dato che lui era residente nella vicina Tolentino. Non aveva comunque trovato un amico, un parente, un conoscente, un elettore qualsiasi che fosse disposto a votarlo. La politica come ricerca del consenso, come avventura collettiva, come capacità di individuare e comunicare un senso comune, una direzione comunitaria, gli era a quanto pare estranea. C’era, par di capire, una grande solitudine esistenziale, nella vita di quest’uomo. Non è una giustificazione, ma la ricostruzione di un contesto, serve a comprendere, non a scusare. Non siamo intellettuali liberal di fronte a una strage jiahdista, non abbiamo bisogno di sgravarci la coscienza. Abbiamo bisogno di capire.
Nella lingua sciolta dell’unico suo conoscente che sta parlando in queste ore, emerge il ritratto di un uomo privo di legami familiari, incapace di mantenere quelli lavorativi, persino goffo e inopportuno in quelli occasionali, come quando infastidiva i clienti della palestra con atteggiamenti sopra le righe. Anche le immagini della sua stanza, riprese dai carabinieri, danno l’idea di un’esistenza arida, spoglia, anche al netto del grottesco e molto “scenografico” ritrovamento librario. Questo isolamento è esattamente il contrario della politica, che si svolge nella polis, nell’agorà, in piazza, nella dialettica comunitaria. Ma è proprio così che nascono i “giustizieri”, che non a caso sono un’invenzione tipicamente americana.
Se il sistema economico americano produce marginalizzazione sociale e quello culturale si basa sui settarismi, quello politico, viceversa, appare strutturalmente incapace di interloquire con le istanze radicali e canalizzarle in un progetto. La miscela è esplosiva, e non è un caso che quattro presidenti americani siano stati uccisi in attentati, e almeno una decina di loro ne abbia subito uno senza conseguenze. A colpire è sempre l’individuo isolato: non c’è mai una rivoluzione o anche solo un piano insurrezionale, sempre e solo la scheggia impazzita, come se il gesto folle fosse l’unico modo “rivoluzionario” per rapportarsi a un sistema bloccato, sordo, immutabile. La figura del giustiziere è figlia di questa desertificazione sociale che, dai sobborghi statunitensi, si è trasferita anche da noi.
Non è figlia degli eccessi della politica, come ritiene qualche pagliaccio, ma, al contrario, di un’impotenza della politica, che non sa intercettare autenticamente la rabbia, né dare a essa una risposta, un’alternativa, una via d’uscita. I pazzi sono sempre esistiti, ma, in un contesto comunitario ordinato, anche la follia può avere la sua collocazione inoffensiva. Nella morte delle speranze, nella privatizzazione delle crisi economiche, nella disintegrazione del legame sociale, il matto va in tilt, esplode. Siamo tutti più soli, più incazzati, più disperati, e quando questa desolazione incontra il disturbo e l’ossessione, può succedere di tutto.
Adriano Scianca

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Giovanni 5 Febbraio 2018 - 7:09

Saranno tutti scemi e in qualche caso pidocchiosi che approfittano dei bassi prezzi di una caserma e delle concessioni del reggente, per portare “in pizzeria”-caserma, femmine e non donne… per quelo che abbiamo letto, come il michia signor tenente #Baione in una caserma del esercito italiano a Trani.
Il carabiniere non delle barzellette che appendeva LE STESSE BANDIERE, appena un mese fa a Firenze… Ma fatto sta che oltre a non vederli a questi qui qualcuno gli ha dato pure le armi “LEGALI” in mano.

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Roberto 5 Febbraio 2018 - 10:54

Senza contare che la supercazzola prematurata ha perso i contatti col tarapia tapioco…

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Gianfranco Mergoni 18 Febbraio 2018 - 12:11

Purtroppo, pirati e briganti vanno pagati con la loro stessa moneta. E applicandogli il massimo interesse possibile e immaginabile. Naturalmente se si vuole vincere. Altrimenti….. Ciccia!!!… Il fronte nazionale di liberazione algerino ai Francesi:”O la valigia, o la bara!” il Generale Patton:” Le guerre non si vincono morendo per la propria patria… Si vincono costringendo il bastardo che si ha davanti a morire per la sua!”. Pensate se il suddetto pistolotto fosse uscito dalla bocca di un Tedesco!!!… Orrore! Orrore! Nazismo! Fascismo! Razzismo! Etc. Etc.. Fino a giungere al personaggio cinematografico della saga dei pirati dei Caraibi. Questo Lord Inglese, il cui nome mi sfugge, plenipotenziario per l’ allora onnipotente Compagnia delle Indie, un autentico “gentleman” nobile, colto, raffinato e glaciale, era, a guardarlo bene, molto peggio dei pirati che Sua Maestà gli chiedeva di combattere. Ma di questo, senz’ altro, la Corona era ben consapevole. I films dell’ orrore insegnano: quello, o quelli,che sopravvivono all’ orrore o al mostro, è perché sono diventati peggiori del mostro. Altrimenti non sarebbero sopravvissuti. Le orde nere, islamiche, vuduiste o cannibali che siano, sono qui per sottomettersi, (Troia dover), e quando si riterranno in numero sufficiente ce ne accorgeremo. Se vogliamo almeno sopravvive re, temo che saremo costretti a scendere a dei livelli che, per adesso, riteniamo impensabili. Superarli in ferocia e in tutte quelle prave qualità che le “risorse” ci fanno intravedere ogni santo giorno. Altrimenti… Prepariamoci a scomparire. E, per di più, in modo molto ignobile e doloroso.

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Gianfranco Mergoni 18 Febbraio 2018 - 12:17

P.S. volevo scrivere: sottometterci, e: Troia docet; accidenti agli smartphone, che pretendono di correggerci e, tante volte lo fanno con assai poca intelligenza!!!

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