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Roma, 24 giu – La mannaia censoria di Facebook stavolta è calata sulla pagina pubblica del direttore del Secolo d’Italia Francesco Storace, che si è visto sospendere per un mese la pubblicazione dei posts. Il motivo? Aveva pubblicato un proprio editoriale di critica alla Ong Sea Watch (ora rimosso). Non è né il primo né sarà l’ultimo: le “teste” social cadute sotto la scure del bigottismo zuckerberghiano non si contano nemmeno più. E’ ormai la prassi vedersi il proprio profilo sospeso o cancellato se i propri pensieri non sono “a bolla” con la narrazione globalista tanto cara alla piattaforma.



Il giocattolino miliardario

“Dai notizia di una posizione politica e arriva Facebook, manco fosse il Tg1 di Carboni e ti cancella dalla faccia della rete, ti annulla, ti umilia, ti mortifica”, scrive Storace nel suo editoriale di stamattina. “E’ qualcosa di incredibile, di inaccettabile, che ti fa venire voglia di mollare il giocattolino miliardario di Zuckerberg, ma non lo fai. Sei un giornalista e anche lì puoi scovare notizie. Ma fa rabbia che ci siano solo le notizie politicamente corrette”, continua spiegando i motivi della mordacchia: “Ai censori del social-socialista non è andata giù la pubblicazione su Facebook di uno dei nostri articoli più letti nonostante loro. L’editoriale sulla ruspa marina per affondare la nave pirata Sea Watch dopo aver fatto sbarcare i migranti e arrestare l’equipaggio non lo hanno gradito”.

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Non ci fermerete mai

Ma che razza di democrazia è, si chiede il direttore del Secolo, anche se di una cosa Storace è sicuro: “Non pensino di fermarci. A parte il fatto che siamo ovviamente capaci di fabbricarci altri profili temporanei – oscurateci tutti…”. E conclude specificando che  “grazie a Dio a nessuno di noi manca l’inventiva per trovare spazi ovunque e soprattutto c’è il Secolo d’Italia che non bloccherete mai. Anche perché è sempre più forte sul web. Bye bye Zuckerberg”.

Cristina Gauri

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