Roma, 4 nov – Pyongyang e Seul quasi in fiamme. Quasi. Come riporta l’Agi, le due Coree vivono una fase di tensione “alle stelle”. Certo è che siamo abituati a queste scintille. Quindi si fa fatica a capire perfino quando allarmarsi. Ma il discorso, come vedremo, è sempre lo stesso: alzare i toni aumenta le probabilità di eventuali e pericolosissimi incidenti. Nè più nè meno

I 180 jet di Pyongyang contro gli 80 caccia di Seul

In realtà è ancora una volta Pyongyang a provocare Seul, che risponde per le rime. Il governo della Corea del Sud infatti ha appena annunciato di aver sollevato in volo “80 caccia, tra cui gli F35As”. Il motivo risiede nelle mobilitazioni nordcoreane, che hanno riguardato circa 180 jet.  Gli aerei della Corea del Nord hanno operato “in varie località”, sul territorio a nord del confine con la Corea del Sud, ma anche sopra i mari.I caccia sudcoreani hanno sorvolato i pressi della Tactical Action Line, ovvero quella linea virtuale fissata da Seul “in una zona tra i 20 e i 50 chilometri a nord del confine tra le due Coree”. Lo scopo della linea è presto detto: dare il tempo di reagire ad eventuali provocazioni. Il comando Congiunto della Corea del Sud così parla in una nota: “L’esercito sud-coreano sta mantenendo una ferma posizione di prontezza per ulteriori provocazioni, monitorando da vicino gli sviluppi correlati dell’esercito nordcoreano nell’ambito di una stretta cooperazione con gli Stati Uniti“.

Occhio a non tirare troppo la corda

L’auspicio è sempre lo stesso. È chiaro e palese che le minacce tra le due realtà, così come quelle tra Cina e Taiwan, siano in Asia quasi ordinaria amministrazione. Ma il classico cui prodest?, in questo caso, è d’uopo. Certamente alla propaganda e al consenso di entrambi i regimi, sicuramente a compattare la popolazione in vista di un’eventuale scontro. Ma se – per fare un esempio – si lanciano 100 missili in un mese, a scopo puramente d’esercitazione, le probabilità che uno di questi colpisca un bersaglio indesiderato sono semplicemente maggiori che lanciandone 50 o, meglio ancora, nessuno.

Alberto Celletti

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