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Roma, 26 ott – Cresce la pressione sul governo giallofucsia da parte dei soliti esperti catastrofisti che giudicano le restrizioni dell’ultimo Dpcm insufficienti a contenere i nuovi contagi (che poi sono in realtà in gran parte dovuti ai tamponi a tappeto e sono al 95% asintomatici). Dopo Crisanti, che vorrebbe far piombare l’Italia ai tempi di 1984, tracciando spostamenti e comportamenti dei cittadini, magari usando pure i dati di Google e dei social, non poteva mancare Walter Ricciardi, che torna a chiedere che il governo giallofucsia imponga subito lockdown locali (quando, lo ricordiamo, il Paese già chiude alle 18). “L’insieme delle misure (dell’ultimo dpcm, ndr) sono un passo avanti ma mio avviso non sufficiente ad affrontare la circolazione del virus in questo momento”, afferma ai microfoni di Omnibus su La7 il consulente del ministro della Salute, che nei giorni scorsi ha lanciato l’allarme dell’arrivo di una presunta terza ondata dell’epidemia.

“Con questo indice di contagio l’unica cosa che serve è il lockdown”

“Le misure vanno prese in maniera proporzionata alla circolazione del virus – precisa Ricciardi – che in questo momento in alcune aree del Paese dilaga, è incontrollato: quando noi abbiamo un indice di contagio di 2.5 significa che la trasmissione del virus è esponenziale e quindi c’è bisogno di misure più aggressive su tutti i versanti”. L’ex attore si guarda bene però dal sottolineare che l’indice di contagio è dovuto anche all’elevato numero di tamponi effettuati rispetto al passato. “Uno studio pubblicato su Lancet la settimana scorsa da colleghi dell’Università di Edimburgo – fa presente Ricciardi – ha studiato le esperienze di 131 Paesi nei mesi passati e dice che quando la circolazione del virus ha le dimensioni che ha, ad esempio, in questo momento in Italia, in Francia e in Spagna, l’unica cosa che serve per rallentare questo indice di contagio è un lockdown“.

La ricetta del consulente di Speranza

Certo – mette le mani avanti – non deve essere totale ma comunque può duro dell’attuale coprifuoco. Il consulente di Speranza precisa che il lockdown “naturalmente non lo devi fare generalizzato ma dove l’indice di contagio è alto perché questo rallenta del 24%; se lo abbini ad una chiusura mirata delle scuole aumenti questa dimensione del 15% e se fai uno smart working obbligatorio sia per il pubblico sia per il privato aumenti ancora del 13%, quindi arrivi ad una riduzione del 50-55%. La limitazione dei mezzi pubblici incide per un ulteriore 7% e questi effetti vengono visti dopo 8 giorni”. A questo punto – viene da chiedersi – in che cosa l’Italia non somiglierebbe in tutto e per tutto a un Paese in lockdown?

“Si va verso raddoppio dei casi ogni due o tre giorni”

“Quindi – conclude il catastrofista, facendo presente che già siamo in ritardo – se noi adottassimo in questo momento, e avremmo dovuto farlo due settimane fa, l’insieme di queste misure, saremmo in grado a Milano, a Napoli, a Roma e in alcune zone del Piemonte e della Liguria, di dimezzare questo indice di contagio. L’indice 2.5 significa che ogni persona ne contagia altre due e mezzo e andando avanti così si ha un raddoppio dei casi ogni due o tre giorni, cosa insostenibile già adesso per i servizi sanitari di quelle aree del Paese, figuriamoci tra una settimana o tra dieci giorni se non si rallenta questo indice”. Anche qui Ricciardi non menziona il fatto che oltre il 90% degli attuali contagiati è asintomatico.

Adolfo Spezzaferro

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