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Marsiglia, 3 feb – Gli attivisti per i diritti umani in Siria lo avevano segnalato alle autorità francesi accusandolo di avere usato persone come scudi umani e di avere fatto strage di civili: lui, nel frattempo, era riuscito ad espatriare, frequentare in tutta tranquillità tre università turche, per poi finire in Ungheria per sei mesi alla Eötvös Loránd University: ateneo dove il professore associato András Schweitzer – come si legge sul suo profilo LinkedIn – lo ha lodato per le sue doti di studente “aperto”, “educato” e “intelligente”. Talmente “aperto” da riuscire a guadagnarsi il simbolo di “apertura mentale” per eccellenza: un borsa di studio Erasmus Plus a Marsiglia, di cui stava usufruendo proprio in questo periodo. Fino a venerdì. Majdi Mustafa Nema, 31 anni, è stato arrestato dalla polizia francese per crimini di guerra, tortura e concorso in sequestro di persone.

I crimini di Nema

Capitano nell’esercito siriano fino al 2011, Nema ha effettuato il “cambio di rotta” unendosi ai ribelli anti-Assad con il nome di battaglia Islam Alloush e diventando portavoce di Jaysh al-Islam (Esercito dell’Islam), gruppo jihadista radicale attivo a Ghouta, nelle campagne di Damasco. Jaysh al-Islam, negli anni, si è macchiato di svariati crimini di guerra contro i civili, compreso il massacro di Adra, avvenuto nel dicembre 2013, ed è accusato anche di aver fatto uso di civili alawiti come scudi umani. A loro si ascrive anche la responsabilità del rapimento dell’avvocatessa e giornalista siriana Razan Zeitouneh (premio Sakharov per i diritti umani), il marito Waël Hamada e due loro collaboratori.

Le indagini

La denuncia contro i componenti di Jaysh al-Islam, incluso lo stesso Nema, era arrivata a giugno da tre Ong per la difesa dei diritti umani: la Federazione internazionale per i diritti umani (Fidh), il Centro siriano per i media e la libertà di espressione (Scm) e la Lega per i diritti umani (Ldh). Ci sono voluti tre anni di investigazioni per arrivare sulle tracce dell’ex portavoce del gruppo jihadista nel sud del Paese. In una nota congiunta diffusa qualche giorno fa veniva spiegato che Nema è “coinvolto nell’arruolamento forzato di bambini nel gruppo armato” e che “molte vittime lo accusano direttamente di rapimento e tortura”.

Studente modello ed “esiliato”

Nema si era trasferito in Turchia dopo aver lasciato il gruppo nel 2015 e aveva aperto un account LinkedIn dove si “vendeva” come “ricercatore su sicurezza e terrorismo con focus sulla Siria”, e come vicepresidente del centro di ricerca “Toran per gli studi strategici”. Sempre sul suo profilo venivano descritti i suoi studi in ha studiato in almeno 3 università turche: la Istanbul Aydin University, la Karabuk University e la Anadolu University. Menzionati anche i sei mesi trascorsi in Ungheria alla Eötvös Loránd University, e i corsi a distanza della Udacity, con sede in California.

Ad aprile del 2019 si era anche fatto intervistare dal New York Times, che lo aveva definito “un esiliato”. Pochi mesi fa, il trasferimento in Francia, dove stava completando la propria laurea magistrale grazie a una borsa Erasmus plus che gli aveva assicurato un posto all’Università della Provenza Aix-Marseille I. Due mesi fa aveva pubblicato un annuncio in cui cercava un alloggio in città sul sito erasmusu.com.

Cristina Gauri

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