Milano, 17 ago – Un marocchino 26enne ha sfondato il cranio a un milanese 62 enne che stava camminando per strada. Ha usato alcuni piccoli blocchi di cemento. Per un soffio l’uomo non è morto, ma le sue condizioni sono gravissime ed è in pericolo di vita. È successo in pieno giorno a Milano, nel quartiere Stadera, alla periferia sud della città. L’immigrato ha poi cercato di fuggire rifugiandosi in casa ma è stato subito arrestato dai carabinieri che sono entrati dalla finestra dell’appartamento. A suo carico l’accusa di tentato omicidio.

La risorsa in questione si chiamava Hamdan Hicham ed è in Italia da 11 anni. Vive a Milano con la famiglia. Personaggio già noto alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio, è stato definito pazzo dai suoi famigliari, che hanno riferito degli strani discorsi che il fratello faceva da qualche mese a questa parte. I problemi psichici sono reali, dal momento che il marocchino è seguito dai servizi psico-sociali dell’ospedale San Paolo. Ultimamente, a detta dei suoi fratelli, dopo aver perso il lavoro le cose erano peggiorate e non dormiva più. Per questo insieme alla madre lo avevano portato all’ospedale per farlo curare: temevano potesse fare del male a qualcuno. Di notte si sdraiava sul pavimento di casa e diceva che doveva scappare, che la mafia voleva ucciderlo; fumava tantissimo, anche un pacchetto in meno di tre ore, e frequentava brutte compagnie.

Ieri mattina, poco dopo le 10.30 il marocchino ha colpito Salvatore Milici, che abita nel suo stesso palazzo popolare, dopo aver aspettato accovacciato tra due auto la sua vittima, che si stava recando in farmacia.

Un agguato in piena regola, a detta degli abitanti del quartiere che hanno assistito alla scena, i quali hanno anche riferito che già nei giorni scorsi il marocchino aveva aggredito altre persone. Ma con Salvatore Milici, questo il nome della vittima, pare ce l’avesse in particolar modo e in passato tra i due d’erano stati diverbi, per problemi di vicinato. I problemi psichici che hanno colpito il marocchino dopo che a giugno ha perso il lavoro hanno contribuito a far scoppiare la sua rabbia. I fratelli hanno riferito che quando lo hanno visto rientrare in casa e hanno chiesto cosa fosse successo il marocchino ha risposto: “Quello là doveva morire”. E ai militari che lo hanno arrestato ha dichiarato: “Era qualche giorno che mi prendeva per il culo”.

Anna Pedri

1 commento

  1. Pazienza che qualcuno ha pensato bene di chiudere i manicomi… ma sono chiuse anche le carceri o hanno già “risorse” a sufficienza per accogliere sta gentaglia già nota alle forze dell’ordine e di cui nessuno si (pre)occupa?

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