Roma, 12 nov – Quindici anni fa a Nassiriya, in Iraq, alle 10:40 locali (le 8:40 italiane) del 12 novembre 2003, un’autocisterna forza l’entrata della base Maestrale, presidiata dai carabinieri. E’ lanciata a tutta velocità, trasporta due attentatori e quasi 300 chili di esplosivo. Il carabiniere Andrea Filippa, di guardia all’entrata, abbatte uno dei due terroristi, ma il mezzo prosegue la sua corsa suicida. Poi l’esplosione che fa saltare in aria il deposito munizioni. Il bilancio è terribile: 28 morti, di cui 19 italiani: 12 carabinieri, 5 militari dell’Esercito, un regista e un responsabile della cooperazione del ministero degli Affari esteri.
E’ il più grave attacco subito dall’esercito italiano dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

“Oggi è il momento del ricordo e del dolore, oggi siamo qui per dire ai nostri Caduti che non li abbiamo dimenticati, per dire che il loro sacrificio non è stato vano, ma soprattutto per dire che non abbiamo dimenticato il motivo per cui hanno pagato un prezzo così alto”. Parole pronunciate dal ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, al termine della messa in suffragio dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace, celebrata dall’Ordinario Militare per l’Italia, monsignor Santo Marcianò nella Basilica di S. Maria in Ara Coeli. Una Basilica gremita di familiari, cittadini, autorità civili e militari, tutti stretti intorno al ricordo dei Caduti.

Ad accompagnare la messa, durante la quale è stato letto il messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, un coro interforze. Precedentemente il ministro, accompagnata dai vertici delle Forze Armate, aveva deposto una corona di alloro al’Altare della Patria e una corona al Monumento ai Caduti del Parco Schuster.
Un momento di raccoglimento, ma anche occasione per salutare i tanti familiari dei Caduti in questa “giornata della memoria” istituita dal Parlamento con la legge 162 del 2009 in concomitanza dell’anniversario di Nassiriya.

Caduti la cui memoria, come ha detto la Trenta, “non appartiene solo alle Forze armate, né alle Istituzioni, né ad una parte politica, ma è patrimonio prezioso e indivisibile dell’intera collettività“. “È importante anche sottolineare, in questa giornata, che al fianco e insieme ai Caduti militari ricordiamo anche numerosi altri italiani che hanno contribuito alla costruzione della pace e che hanno sostenuto gli sforzi delle nostre missioni in qualità e nel ruolo di operatori di organizzazioni internazionali, volontari, lavoratori di agenzie private, rappresentanti del mondo dell`informazione. Non esistono e non dovranno mai esistere vittime di serie A e di serie B”, ha aggiunto il ministro Trenta, che ha esteso il suo ringraziamento anche “nei confronti dei tanti, feriti durante le missioni, che portano su di loro i segni indelebili di quei momenti”.

“Oggi non esiste frontiera che possa arginare le moderne e subdole forme di terrorismo, che oltre a portare lutti e violenza in tante parti del mondo, tentano di minare il nostro fondamentale bisogno di sicurezza, di sconvolgere la nostra quotidianità, di insinuare dubbi e incertezze sul nostro futuro” ha spiegato il ministro. Per questa ragione l’Italia, con più di 6.000 militari tra uomini e donne, impegnati in 38 missioni in 24 Paesi, è parte attiva dell’impegno della comunità internazionale a sostegno della sicurezza e della stabilità nelle aree più martoriate del mondo.

“A quindici anni dalla strage di Nassiriya, onore alla memoria dei nostri connazionali militari e civili caduti. Per non dimenticare”. E’ il commento del ministro dell’Interno Matteo Salvini su Twitter.

Commenti

commenti

2 Commenti

  1. Il sacrificio di soldati italiani in un paese musulmano non è stato vano??? Non sembra che la situazione in Afghanistan è migliorata per niente nell’ ultimo decennio.Inoltre gli ettari dedicati alla produzione di oppio per fare l’eroina sono incrementati all’ insu’ di molte volte rispetto al passato

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here