Roma, 30 ago – È una cooperativa “sfortunata”, la Lai Momo, quella finita nell’occhio del ciclone perché un suo “mediatore culturale”, Abid Jee, commentando l’orribile stupro di Rimini ha scritto su Facebook che la violenza carnale è sgradevole solo all’inizio, poi per le donne è come un rapporto normale. Era ospite della medesima coop, infatti, il nigeriano che lo scorso gennaio è stato accusato di aver accoltellato a morte l’imprenditore Lanfranco Chiarini, il 76enne ucciso il 4 gennaio scorso presso la sua abitazione di Palesio, nel Comune di Castel San Pietro Terme (Bologna). I carabinieri del Comando Provinciale di Bologna individuarono pochi giorni dopo l’autore dell’assassinio in un richiedente asilo di nome Desmond Newthing, un nigeriano di 24 anni ospitato nell’ultimo periodo nel Centro di accoglienza di Castenaso “Lai Momo”. L’uomo era sbarcato a Lampedusa nel 2015 e con un permesso di soggiorno per motivi umanitari valido fino a giugno 2017. Il nigeriano ha chiesto lo status di rifugiato in quanto perseguitato in Nigeria perché gay.

Più sfortunato ancora è stato il signor Chiarini, ucciso con 25/30 coltellate alle braccia, alla spalla e alla base del collo. L’arma, probabilmente un coltello da cucina preso in casa dall’assassino, non è stata ritrovata. Il nigeriano è stato filmato mentre si allontana dalla villa sull’auto rubata alla vittima. L’analisi dei tabulati telefonici dell’imprenditore, ha permesso di restringere la rosa dei sospettati a sette persone, uno dei quali è risultato essere un cittadino liberiano irrintracciabile. Ulteriori indagini sulle persone in contatto con quell’utenza hanno portato a Newthing. Il giovane era irreperibile dal giorno successivo all’omicidio. Quanto al movente, si parla al momento di un incontro a sfondo sessuale finito male, degenerato in lite e poi nell’omicidio.

Giorgio Nigra

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