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Livorno, 8 apr – “Si può fare”, ripetono come un mantra i Cinque Stelle in merito a quello che è il loro cavallo di battaglia per eccellenza, vale a dire il reddito di cittadinanza. Le cifre ballano di centinaia di euro ad ogni giro, i progetti collaterali – dalla formazione all’inserimento lavorativo – rimangono vaghi e fumosi e di coperture neanche a parlarne. Ce ne sarebbe abbastanza, non bastasse di suo l’assurdità di una proposta assistenzialista e puramente demagogica, per bocciare tutto l’impianto di quella che i pentastellati considerano la madre di tutte le misure di contrasto alla povertà. E ci si mettono adesso anche i numeri.
Succede a Livorno, dove il reddito di cittadinanza è realtà già da due anni. Il sindaco grillino Filippo Nogarin l’ha varato nel 2016, stanziando 300mila euro (a fronte però di 290mila euro di tagli al capitolo sociale del bilancio del capoluogo labronico: una coincidenza non proprio casuale) per garantire 500 euro al mese per 6 mesi a 100 nuclei famigliari in difficoltà. L’anno dopo le risorse aumentano ulteriormente a quota 400mila euro, si triplica la platea dei beneficiari (348) i quali però vedranno il loro assegno decisamente ridotto: da 80 ad un massimo di 220 euro a seconda dei casi.
m5s livorno reddito di cittadinanzaLuigi Di Maio ed il movimento tutto tramite social propagandavano su scala nazionale il reddito di cittadinanza alla livornese come un esempio virtuoso delle capacità amministrative a cinque stelle, mentre di scelta “pionieristica nella lotta alla povertà” aveva parlato all’epoca il primo cittadino. Il quale oggi deve però fare i conti con stanziamenti che si assottigliano sempre di più. Per il 2018 raggranellare le risorse necessarie si sta dimostrando più difficile del previsto. Ad oggi, infatti, sono disponibili  200mila euro (metà del fabbisogno del 2017), cifra quasi simbolica che può giusto consentire di erogare a fatica 200 euro a testa per 170 percettori. Poco più di un’elemosina.
Nicola Mattei



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3 Commenti

  1. Combattere la povertà dando soldi alle persone per starsene a casa… A parte che i soldi non ci sono più, e a parte che non si può più agire sul fronte tasse (le più alte al mondo), lo scopo è responsabilizzare le persone facendo capire che non si può sempre aspettare aiuti da “mamma Stato”. L’unica cosa che può dare dignità, al limite, è dare qualcosa a chi partecipa a corsi professionali organizzati dagli enti locali, naturalmente se si viene chiamati a fare un lavoro occorre essere disponibili, altrimenti si perde il beneficio. Un conto è aiutare chi vuole lavorare, altro conto è incoraggiare il “dolce far niente”.

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