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Roma, 16 ott – Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato la manovra con la riforma delle pensioni, il reddito di cittadinanza, la pace fiscale e le altre misure promesse da Lega e M5S.
Alla fine, quindi, il governo gialloverde ha trovato la quadra. Sì, perché la giornata era partita malissimo. Fino al pomeriggio, i due vicepremier – Matteo Salvini e Luigi Di Maio – erano fermi sulle loro posizioni, con il leader della Lega che aveva ricordato “agli amici 5 Stelle” l’esistenza di un contratto di governo e il capo politico dei pentastellati che in risposta al pressing leghista aveva disertato gli incontri preliminari per l’approvazione della manovra. Poi il superamento dello stallo, con i 5 Stelle che accettano di includere nella pace fiscale anche chi non ha dichiarato tutto, sia pure con molti limiti. E se Salvini ottiene la partenza della riforma Fornero “a febbraio”, i pentastellati portano a casa i tagli alle pensioni d’oro, inserite nella legge di Bilancio, in modo che siano approvati entro il 31 dicembre.
A conti fatti però chi ha ceduto più terreno è stato Di Maio, il quale aveva assicurato fino all’ultimo che non ci sarebbe stato un condono per gli evasori e che invece ha accettato di includere nella pace fiscale pure una sanatoria per chi non dichiara una quota di “nero”. Ciò spiega le uscite del ministro dello Sviluppo economico sulla galera per chi evade.
I 5 Stelle ci tengono a sottolineare che sul condono hanno limitato i danni. “E’ una misura talmente annacquata e con così tanti limiti – spiegano – che avrà scarsa applicazione. Non solo: già prima si poteva dichiarare il nero, noi l’abbiamo abbassato a 100 mila euro”.
La Lega, dal canto suo, incassa una misura in linea con la guerra salviniana agli sprechi pubblici sul fronte accoglienza: ci saranno tagli per oltre 1 miliardo e 300 milioni di euro per il triennio, di cui oltre 500 milioni a partire dal 2019, dai fondi destinati agli immigrati.
I 5 Stelle, poi, avrebbero voluto introdurre nel decreto fiscale anche i tagli alle pensioni d’oro, ma i leghisti non erano d’accordo. Il compromesso è stato trovato spostando la misura nella manovra, anche se non è ancora chiaro se i tagli colpiranno le pensioni superiori a 4.500 euro netti al mese o se la soglia sia stata abbassata.
Insomma, il governo ha trovato l’intesa e varato la legge di Bilancio. Ora inizia la battaglia per difendere le misure dalla reazione dei mercati – con lo spread sempre in agguato – , dal giudizio delle agenzie di rating – che dovranno decidere se abbassare il nostro livello di affidabilità nei tassi di interesse – , dall’eventuale bocciatura da parte dell’Ue – che dovrà valutare entro 15 giorni il dispaccio con il Draft Budgetary Plan, in cui vengono indicate le misure adottate con le relative coperture economiche, spedito ieri.
Oggi il premier Giuseppe Conte sarà a Bruxelles, dove parteciperà al Consiglio europeo e all’Euro Summit, pronto a difendere la manovra. Domani, invece, il commissario Ue agli Affari economici e monetari Pierre Moscovici (che nei giorni scorsi ha più volte attaccato l’Italia sui conti pubblici) sarà a Roma per incontrare il ministro dell’Economia Giovanni Tria.
Staremo a vedere se e per quanto tempo il governo manterrà la posizione e difenderà le politiche economiche promesse in campagna elettorale.
Adolfo Spezzaferro

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